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martedì 2 giugno 2009

Festa Nazionale della Repubblica - 2 giugno

"..L’Italia si è ritrovata unita di fronte alla drammatica emergenza del terremoto. E si è, negli ultimi mesi, ritrovata unita nel celebrare il 25 aprile, giorno della Liberazione dal nazifascismo, del ritorno alla pace, alla libertà e all’indipendenza; si è ritrovata unita nel rendere omaggio alle vittime del terrorismo, delle stragi, della violenza politica di ogni colore; si è ritrovata unita nel ricordare con gratitudine gli eroici magistrati e appartenenti alle forze di polizia caduti nella lotta contro la mafia.
Sono stati altrettanti segni di unità del paese attorno a valori di democrazia e di solidarietà propri della nostra Costituzione.

Segni di unità tanto più importanti quanto più sono aspre le contrapposizioni politiche e istituzionali, soprattutto in periodo elettorale.
...E specie per prendere finalmente la strada delle riforme necessarie al paese e al suo sviluppo c’è bisogno di più coesione sociale e nazionale: nel rispetto dei diversi ruoli istituzionali; nel libero e civile confronto tra le diverse opinioni.
Sono convinto che sia questo un auspicio diffuso tra gli italiani.
Di certo è il mio augurio nell’interesse della Repubblica che oggi festeggiamo perché dal 2 giugno del 1946 con essa si identifica la nostra Patria."


Non mi vergogno a nasconderlo....
ma quando sento l' Inno d'Italia mi emoziono,
sia quando un'atleta italiano sale sul podio, sia quando come oggi,
mi ritrovo in mezzo ai festeggiamenti della Festa della Repubblica...

13 commenti:

Nicole ha detto...

bello...ma vorrei più fatti. Ora è tempo di certezze.

Nicole ha detto...

ah anche a me piace in nostro inno.

sinedie ha detto...

Giorgio Napolitano è un fine dicitore, molti dei suoi discorsi istituzionali hanno un tono originale e credibile, io non rieco a prenderlo sul serio per via del suo passato. Ma l'Italia quella l'ho sempre presa sul serio ed è così che mi sono accorto delle storie diverse e delle bugie che su di essa sono state scritte, a cominciare dal 25 aprile. Io mi emoziono come te quando sento l'inno nazionale ma vorrei emozionarmi pacatamente e onestamente tutti i giorni viaggiando sul territorio nazionale, leggendo e parlando con i miei concittadini. Purtroppo non è così e sarei uno spudorato bugiardo ad affermare il contrario; potremmo iniziare a parlare di noi partendo dal 1860 e dall'unità d'Italia te la senti poco alla volta a capire il perchè del mio scetticismo?
Ps: prova con questa email: salina.fabrizio@yahoo.it

Lara ha detto...

Indubbiamente Giorgio Napolitano è un fine dicitore, concordo con Sinedie.
Le sue parole hanno avuto comunque un senso.
Ma, a dire il vero, cara Pimpinella, anch'io appartengo a coloro che sono stanchi di tante parole. E' ora di cominciare con i fatti, che le parole vengano dopo.
Cara Pimpinella, ti abbraccio con tanto affetto.
Lara

Do ut Des ha detto...

Sono tue le 4 righe sotto la foto?

Pimpinella ha detto...

cari tutti i miei commentatori, penso che tutti siamo accomunati dal solito pensiero, abbiamo bisogno certamente di fatti, il discorso di Napolitano però, lo vedo a mio parere come un richiamo non tanto per noi comuni miseri mortali ma proprio per quelli che stanno sopra le nostre teste, non vedo un libero e civile confronto tra le diverse opinioni.

Comunmque, prendetemi un po' per antipatica, ma a me dispiace guardarmi intorno e capire che ci siamo arresi, o forse non ci siamo neanche mai posto il problema, consapevolmente o non, abbiamo lasciato alle nostre spalle la nostra identità.

Se oggi noi siamo quel che siamo è perchè veniamo dalla storia, l'idea di avere un passato in comune, una storia che i nostri nonni hanno condiviso, una memoria da protarre ai nostri figli, tutto questo dovrebbe risvegliare in noi certi sentimenti.
Certo che non dobbiamo stare a piangere sulla bandiera, ma questa forse dovrebbe essere motivo di riflessione per guardare insieme avanti verso il FUTURO.

Quando sento l'Inno d'Italia mi ricordo che se non prendo coscienza della mia identità, tutto è perduto.

Noi siamo passato, presente, proiettati verso il futuro.
Sempre.

Pimpinella ha detto...

Qual è il carattere di un popolo? "La sua storia, tutta la sua storia, nient'altro che la sua storia".

Benedetto Croce

Pimpinella ha detto...

Sono diversi giorni che ho problemi col blog.

SINEIDE mi ha inviato il commento via mail, faccio il copia-incolla:

VOLEVO POSTARTI QUESTO COMMENTO MA IL TUO BLOG E' IMPAZZZITO.

La citazione di B. Croce è pefetta, ma va in direzione contraria a ciò che tu volevi porre, credo, come base del discorso. Io dico che il carattere del popolo italiano non è uno, che le storie diversissime tra le varie zone hanno prodotto molte italie e molti caratteri, che insomma le storie che non hanno veri punti in comune restano separate fra loro. Lo chiedo a te ed anche ai tuoi commentatori: vedi elementi comuni nel divenire storico fra il 1943 e il 46 a Firenze e a Palermo, a Milano e a Potenza? Io penso che l'unità di un popolo nasce solo da un sentire vero e profondo, da vite, lavoro, sudore e sangue prodotti per un UNICUM in cui si crede davvero e senza ulteriori specifiche. Così non è mai stato da noi...potrebbe esserlo, potrebbe iniziare ad esserlo se si facesse opera educatica sociale e storica unitaria. Io invece sento parlare solo di federalismo e multietnia e mai di memoria storica; anche le voci "colte" dei media e quelle dei blog ( una la vedo qui di lato indicata) suonano bene o male alla stessa maniera. L'Italia che riconosco io è quella di un mio prozio di Trapani, falciato dalla mitraglia nemica sul Carso nel 1917 a 22 anni, se tu avesi letto anche solo una delle 50 lettere spedite ai familiari al fronte forse capiresti il perchè della ia solitudine intellettuale.
Ciao Pimpi

Pimpinella ha detto...

"Così non è mai stato da noi...potrebbe esserlo, potrebbe iniziare ad esserlo se si facesse opera educatica sociale e storica unitaria."

E' proprio questo il punto!
A me sembra che oltre a non educare alla memoria storica, si vada indietro invece che avanti.

Nel mio piccolo, ti posso dire mi meraviglia che già a scuola in quinta elementare non si spieghi nemmeno cosa è il 2 gigno o il 25 aprile.
Non c'è problema, a mia figlia l'ho spiegato io.

Ma è vero che si parla o solo di federalismo o di società multietnica.
Se se ne parla poi si ha paura di rappresentare o una parte o l'altra.

Prendere coscienza della nostra identità storica è un discorso più fine, quasi un messaggio subliminale. E' un'attimo di riflessione.
Sono d'accordo con te sulle diversità tra i vari popoli d'Italia, ma adesso abbiamo un comune denominatore che ci unisce,
-SIAMO TUTTI NELLA CACCA-

Do ut Des ha detto...

se proprio vogliamo parlare di storia dell'Italia partiamo dal Regno delle 2 Sicilie in poi.... e forse capiremo meglio.

Pimpinella ha detto...

ok, ma parte la cronologia storica, perchè ci dobbiamo sentire italiani solo quando avvengono le disgrazie???

Do ut Des ha detto...

In realtà funziona anche quando ci sono eventi catastrofici internazionali,in quel caso, la compassione ci unisce tutti qualunque sia la nazionalità.

Comunque anche la razza è un'ideologia e come tutte le ideologie, se ben sfruttate al momento giusto, sappiamo tutti a quali conseguenze portano.

Invito tutti a leggere questo libro on-line ( http://cronologia.leonardo.it/lebon/prima1.htm )che spiega, appunto, come mai la razza si sente "razza" solo in alcuni particolari momenti, come quello che hai vissuto te alla festa nazionale della repubblica.

Pimpinella ha detto...

L'evento internazionale, non è come quello nazionale. Ti prendo come esempio l'aereo che è cascato pochi giorni fà. Se non c'era qualche italiano sopra che poveretto non è piu' tornato a casa, non sò quanto ci poteva condizionare la giornata.
Certo che se si parla dell'11 settembre....ma quello è stato un evento troppo particolare, la mente delle persone mai avrebbero pensato che al mondo potesse accadere un fatto simile.

Ho letto un po' quello che mi hai linkato, ma devo leggerlo con più calma.

In ogni modo, nonostante rimanga sempre affascinata da queste teorie dedotte da persone sicuramente competenti in materia, rimango sempre un po' perplessa.

Pure io penso che ogni nostro comportamento nasca da una serie di fattori, però il fatto di dare sempre una spiegazione ad ogni minimo pensiero, ad ogni singola emozione o passione, non ci induce poi ad avere una visione della vita in bianco e nero?
Penso e scrivo, se prendere atto di certi miei comportamenti può servire a migliorarmi, ad avere una realtà più ampia, a non farmi condizionare, in pratica ad uscire un po' dal gregge, allora ben venga la presa di coscienza.
Ma se devo prendere tutto alla lettera, parola per parola e controllare ogni mia emozione......mah.....rimango stordita.

Io ho una regolina, la regola dello "stare nel mezzo". Specialmente quando si viene da una realtà del tutto diversa.

E' come analizzare a fondo i meccanismi dell'amore e del sesso.
Se uno si mette a tavolino e inizia a fare una ricerca su perchè le persone perdono anche la testa per queste cose, allora ci prende lo svilimento.
E' tutta chimica, niente meno che chimica.
E' allora, dopo aver procreato, per non farci perdere la lucidità mentale dai sentimenti e dalle passioni dobbiamo smettere di fare sesso e amare?

Pensa te quanto tempo risparmiato, si litigherebbe anche di meno....ma poi che succederebbe????

Mah...io penso di volerle le mie passioni, anche quella per la mia bandiera.

Qualche anno fà mi lasciava indifferente, adesso no, saranno gli 'anta....

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