Pagine

giovedì 7 giugno 2012

Lasciare andare...

    Lascialo andare, qualcuno mi diceva, così come è venuto, ignoralo, piano, lentamente, come piano e lentamente è entrato nella tua vita, non può svanire in un attimo se in un attimo non ti è apparso. 


    Vai alla guerra, qualcun altro mi diceva, rendi densa l’esistenza altrui per quanto puoi, come densa hanno reso la tua, affonda il coltello nelle ferite, potresti vedere svanire dai loro volti ghigni di superbia e arroganza e trasformarli in cupa sofferenza. 

    Gioco con la mia folla, ci cammino sopra, oltrepassato oramai il limite del non ritorno, niente ha più senso se non lasciare le voci fuori da me. Piove sul bagnato, è vero, ma mi ricordo che sono nata in mezzo ad una tormenta. Questa cosa in fondo non mi appartiene, a tal punto che non può esistere, chiudo gli occhi, quindi e vado avanti. Consapevolmente sollevata sapendo che la visione di un brutto film non può intaccare il mio spirito libero. 

    Che la regia  composta da streghe, fanti e saltimbanchi, faccia quello che gli pare, nessuna scusa e nessun perdono per chi ha chiuso anche l’ultima porta di accesso alla redenzione, il perdono. 

    D’altronde, se esiste il carnefice esiste anche la vittima, ma se la vittima ignora di essere vittima, il carnefice cosa fa?

E la storia va avanti ...

Non parole mie, ma qualcosa che ho letto tempo fa e che mi sembrato talmente così mio da doverlo "rubare" e custodire gelosamente per tirarlo fuori al momento opportuno.
Adesso ritengo sia arrivato il momento, spero che l'amico Giacomo Fiaschi mi perdonerà se non avrò chiesto il dovuto consenso per pubblicarlo.
"Il mondo di oggi è popolato da miliardi di persone normali. Ce ne sono tanti che si alzano ogni giorno per rendere meno inospitale o più abitabile, o più bello quel pezzo di terra nel quale vivono con i loro figli. E tantissimi, troppi, si alzano ogni giorno per strappare un po' di cibo per sopravvivere. Sono questi miliardi di persone che governano il mondo. Un manipolo di persone ha in mano non le sorti dell'umanità, ma le leve del potere, della forza bruta. Alcuni la ottengono legalmente, mediante il consenso elettorale nei paesi dove esistono regole democratiche, altri attraverso il consenso di lobbies e comitati d'affari, altri ancora la ottengono attraverso metodi illegali, spesso per mezzo di atti di terrorismo. Questi non governano il mondo, lo dominano spadroneggiando e utilizzando il potere in modo spesso contrario all'evoluzione delle società, alla crescita, al progresso scientifico e sociale, all'affermarsi di una maggior giustizia distributiva.

Non sono loro a governare il mondo. Il mondo di oggi è governato da quei miliardi di uomini e di donne che ogni mattina si alzano per migliorare il pezzo di terra sul quale si muovono. E la maggioranza assoluta di questi uomini e queste donne quando sbaglia si corregge, si ravvedono e migliora se stessa e il mondo in cui vive. Questa è la ragione per la quale l'umanità si evolve, la ricerca scientifica va avanti e una parte sempre crescente dell'umanità abbandona le caverne per vivere nelle case.
Il cammino dell'umanità è faticoso e la strada è lunga, ma la direzione va verso un avvenire migliore. E' la storia che ce lo dimostra.
Il popolo va con la storia. Sono i cosiddetti "potenti" che frenano la storia, ma loro cadono e la storia va avanti."
        Giacomo Fiaschi 3 maggio 2011

martedì 5 giugno 2012

A Galileo questa mancava !


     Dal primo giorno della creazione,  l'ordine era sempre regnato sovrano sul mare oscuro dell'universo, le stelle e i pianeti oramai si mostravano come  attori protagonisti di un silenzioso e grandioso spettacolo.   

     L'uomo che aveva sempre contemplato il cielo come spettatore incantato, ogni qualvolta  che scopriva un nuovo piccolo frammento di universo, lo battezzava con un nome a suo piacimento, non sapendo minimamente di contribuire ad una strana magia di cui erano a conoscenza unicamente le stelle ed i pianeti delle varie costellazioni non solo della via Lattea, ma anche oltre.

Il fatto è, che l'uomo non aveva ben chiaro che dal  preciso momento in cui attribuiva un nome ad una costellazione, come per magia si creavano strane forme di energia, le quali andavano a plasmare un'entità reale con caratteristiche uguali al nome che gli era stato assegnato.

Mai l'uomo avrebbe pensato ad esempio che la costellazione di Cassiopea era una gran chiaccherona e passava gran parte del suo tempo a parlare anni luce con la costellazione di Andromeda, oppure che la costellazione di Orione parlava sempre del suo sport preferito, la caccia, con quella dei Gemelli. Così Pegaso, l'Orsa Maggiore, il Cigno, il Drago e tante altre, ferme immobili nel firmamento cercavano di passare il tempo facendosi compagnia l'una con l'altra. Spesso passava qualche asteroide a portare le ultime notizie della galassia più vicina, così anche tra costellazione e costellazione poteva scappare un sorriso e fare anche un po' di sano gossip. Molto più di rado invece passavano quelle smorfiose delle stelle comete e per tutto il loro periodo di visibilità non le sopportava proprio nessuno. 

     Proprio non molto tempo fa, ne passò una molto particolare, di quelle importanti che veramente si vedono una volta ogni duemila anni. La stella cometa in questione sapeva di essere particolarmente bella, adorava trascinare la propria coda come se fosse un velo nuziale. Proprio a motivo di questo,  gli piaceva passare in modo altezzoso soprattutto davanti alla costellazione dell'Orsa Maggiore, forse perché la considerava così sgraziata, non aveva mai capito perché l'uomo le aveva regalato quel nome così buffo e "faunistico", oltretutto poco aggraziato per una signora.
     Un giorno, anzi no, un anno luce, rallentò la sua corsa proprio davanti all' Orsa Maggiore e pavoneggiandosi le scappò detto : 
"Mi dispiace per voi stelle che non potete fare altro che guardarmi nel mio splendore, d'altronde non è colpa mia se riesco a catturare l'attenzione dell'uomo meglio che voi, il mio passaggio rappresenta la bellezza fulminea che acceca, tutto il resto è solamente oscurità."
     Se Toro e Ariete avessero potuto dargli una bella cornata, lo avrebbero fatto bene volentieri, Scorpione con la punta della coda l'avrebbe punzecchiata di buon gusto, e anche Orione con il suo arco avrebbe fatto scoccare la sua freccia tanto per farle accellerare il suo passaggio il più velocemente possibile in modo da non vederla per almeno i prossimi duemila anni.

     Ma l'Orsa Maggiore tranquillizzò le costellazioni amiche e fece parlare la propria stella Polaris. "Vedi cara, è vero che tu godi di una bellezza accecante e al tuo passaggio gli occhi degli uomini sono tutti per te. Ma ricordati che sei appunto un astro di passaggio e per quanto tu possa essere bella ... sempre di passaggio rimani. Forse non sei a conoscenza o non vuoi ricordare la missione assegnata a noi dal Creatore! Noi stelle e pianeti, incessantemente portiamo a compimento la creazione del giorno come quella della notte, e di conseguenza rappresentiamo il tempo che scorre, la vita che pulsa.
Vegliamo l'uomo in ogni circostanza, fin dal momento della sua nascita, attraverso di noi,  potrà capire l'influenza che avremo sui suoi passi, potrà consultarci per sapere se avrà fortuna in amore o magari successo nel lavoro. Quando desidererà sapere se sarà il momento propizio per lavorare la terra osserverà ancora noi, come alzerà gli occhi al cielo ogni volta che dovrà partire in sicurezza con la propria imbarcazione. E nel momento dello smarrimento, occorrerà semplicemente che lui  trovi in noi un punto di riferimento per poter riprendere il proprio percorso  ogni qual volta che lui lo desideri. E perciò cara mia stella cometa, sarai pure bellissima , ma tieni ben presente che ovunque tu vada,  lascerai sempre il tempo che trovi."

(Rapita da momentanea ispirazione fugace)

martedì 29 novembre 2011

The color is bright the beauty is generous - Michael Lin

S'io riposo, nel lento divenire

Degli occhi, mi soffermo

All'eccesso beato dei colori;
qui non temo più fughe o fantasie
ma la penetrazione mi abolisce.
Amo i colori, tempi di un anelito
Inquieto, irresolvibile, vitale,
spiegazione umilissima e sovrana
dei cosmici perché del mio respiro.
La luce mi sospinge ma il colore
M'attenua, predicando l'impotenza
Del corpo, bello, ma ancor troppo terrestre.
Ed è per il colore cui mi dono
S'io mi ricordo a tratti del mio aspetto
E quindi del mio limite.

Alda Merini







Esposizione mostra di Michael Lin - Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci Prato
ottobre 2010 febbraio 2011

mercoledì 23 novembre 2011

Donne sull'orlo di una crisi di mezz'età.



Donne sull'orlo di una crisi di mezz'età. ---- Presente ----
Eccomi qui,  tra momenti di riflessione, analisi di "bilanci", combattuta come tante donne tra quel che è stato e quel che poteva essere. Capita sovente quindi di soffermarsi a guardare con occhio critico dietro di noi, a scrutare i nostri passi. 
Ma questo lo ritengo normale, direi addirittura fisiologico come un meccanismo di "autoriparazione", anche perché tra i nostri passi troveremo sempre qualcosa di piacevole che ci farà ancora sorridere ...come troveremo sicuramente anche qualcosa di amaro,  ma che per fortuna avremo già metabolizzato e lasciato alle spalle.
Altre volte, soprattutto  leggendo ciò che abbiamo scritto in passato, si riesce perfino a trovare qualcosa di grottesco e strampalato  dove senza ombra di dubbio non riusciamo a riconoscerci più; nonostante tutto siamo consapevoli che anche questo è stato parte di noi e che anche grazie a questa particolarità siamo quel che siamo.


Ogni nostra traccia fa parte di noi, noi siamo le nostre "tracce indelebili".


Ecco dunque la voglia di ripartire, di raccontarmi ancora qui su questo blog e non su uno nuovo come avevo già pensato, magari con un approccio leggermente nuovo e diverso.


E quindi,  si riapre il sipario.

mercoledì 26 ottobre 2011

Dal "Libro dell'inquietudine" - Fernando Pessoa


Se qualcuno volesse redigere un campionario di mostri non dovrebbe far altro che fotografare con parole quelle cose che la notte porta negli animi assopiti che non riescono a prendere sonno. Queste cose posseggono tutta l'incoerenza del sogno senza l'incognito alibi dello stare dormendo. Si librano come pipistrelli sulla passività dell'anima o vampiri che succhiano il sangue della sottomissione. Sono larve del precipizio e della dissipazione; ombre che riempiono la valle, le orme che restano del destino. A volte sono vermi che provocano nausea alla stessa coscienza che li culla e che li crea, altre volte sono spettri, e sinistramente rondano il nulla, altre volte ancora emergono come serpi dalle assurde caverne delle emozioni perdute. Zavorra del falso, non servono ad altro se non a farci essere inutili. Sono dubbi dell'abisso che appiattiti nell'animo trascinano pieghe sonnolente e fredde. Hanno durata di fumo, passaggio di orme, e altro non c'è se non l'essere esistiti nella sterile sostanza della consapevolezza che abbiamo avuto di essi. Alcuni sono come l'elemento recondito di un fuoco d'artificio: si incendia un attimo fra i sogni; e il resto è l'inconsapevolezza della consapevolezza con cui lo abbiamo visto.
   Fiocco sciolto, l'anima non esiste in se stessa. I grandi paesaggi sono per il domani, e noi abbiamo già vissuto. La conversazione interrotta è fallita. Chi lo avrebbe mai detto che la vita sarebbe stata così?
   Mi perdo se mi incontro, dubito se trovo, non possiedo se ho ottenuto. Come se passeggiassi, dormo, ma sono sveglio. Come se dormissi, mi sveglio, e non mi appartengo. In fondo la vita è in se stessa una grande insonnia e c'è un lucido risveglio brusco in tutto quello che pensiamo e facciamo.
Sarei felice se potessi dormire. E' un opinione di ora, perchè non dormo. La notte è un peso immenso dietro al soffocamento della coperta muta di ciò che sogno. Ho un'indigestione nell'animo.
   Sempre, dopo il dopo, verrà il giorno, ma sarà tardi, come sempre. Tutto dorme ed è felice, ma non io. Riposo un poco senza osare dormire. E grandi teste di mostri inesistenti emergono confuse dal fondo di chi io sono: draghi dell'Oriente dell'abisso, con lingue di un rosso illogico, con occhi che guardano senza vita la mia vita morta che non li guarda.
   Il coperchio, per l'amore del cielo, il coperchio! Mi completino l'incoscienza e la vita! Per fortuna, dalla finestra fredda con le imposte aperte, un trsite filo di luce pallida comimincia a spazzare l'ombra dall'orizzonte. Per fortuna, dalla finestra che sta per nascere è il giorno. E mi acquieto quasi dalla stanchezza dell'inquietudine. Un gallo canta, assurdo, in piena città. il giorno livido comincia nel mio vago sonno. Una volta dormirò. Un rumore di ruote è una carrozza. Le mie palpebre dormono, ma io non dormo. Tutto, finalmente, è il Destino.

lunedì 17 ottobre 2011

Semplicità - Alda Merini

La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri.

E noi abbiamo tanta difficoltà ad essere veri con gli altri. Abbiamo timore di essere fraintesi, di apparire fragili, di finire alla mercè di chi ci sta di fronte.
Non ci esponiamo mai. Perché ci manca la forza di essere uomini, quella che ci fa accettare i nostri limiti, che ce li fa comprendere, dandogli senso e trasformandoli in energia, in forza appunto..
Io amo la semplicità che si accompagna con l’umiltà.
Mi piacciono i barboni. 

Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle, sentire gli odori delle cose, catturarne l’anima. 
Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo. 
Perché lì c’è verità, lì c’è dolcezza, lì c’è sensibilità, lì c’è ancora amore.

giovedì 13 ottobre 2011

L'importanza di rallentare.

Fu correndo che capì l'importanza di rallentare! 
Per osservare la bellezza del mondo, sentire il profumo dei fiori, le risate dei bambini... le urla dei disperati, i lamenti dei poveri, Il piangere di una madre, le costruzioni degli uomini... opera delle sue mani, fatta di sudori!
Ma fu rallentando che osservando me, ho imparato ad apprezzare l'altro.
Rallentare ci permette di vivere l'attimo.
Se non riesci ad apprezzare gli attimi, corri finché puoi... e quando ti fermi, osservi con lo sguardo di un bambino, ricordando che la vita è l'attimo... scherzoso attimo.

Livia Cassemiro.


martedì 27 settembre 2011

Il giorno dopo.


Il giorno dopo è sempre così. 
Il giorno dopo qualsiasi cosa. 
Un anno bisestile, una passione non corrisposta, una sbornia di liquore dolce. 
Non riesci ad abituarti all'idea di essere già al giorno dopo. 
Ti ritrovi nel tuo primo pomeriggio del tuo primo di gennaio a metà novembre e ti accorgi di essere stonato, perché fuori tempo. Per gli altri è un giorno come un altro. 
Per te, è un giorno come te. 
Sei in ritardo. 
Non sei ancora uscito da ieri ed è già domani, anche se gli altri lo chiamano oggi.

dal libro "Il vizio dell'agnello" di Andrea G. Pinketts

Figli del Sogno - Renato Zero


Grazie per quando sorridete e per quando siete assorti.
Per quando vi applicate, per quando improvvisate, per quando immaginate, per come vi porgete, per quanto vi impegnate, per cio' che palesate!
Perche' cercate sempre, perche' ancora tentate, per come riuscite a somigliarvi e per come comunicate.
Perche' sapete attendere, subire e perdonare.
Perche' non indugiate. Per come amate forte e per come vi tramandate.
Per l'ansia di scommetere, per cio' che indovinate.
Per voi che la regola e' il gioco e la memoria il pegno.
Perche' non siete schiavi.
Perche' riuscite a vincere liberando i pensieri, per la vostra lealta'.
Perche' accetate sempre gli umori della vita.
Perche' piu' vi conosco e piu' non vi dimentico......
Grazie, grazie, grazia, grazie per tutta l'ispirazione.Per musica e parole.
Perche' comunque vada ci ritroviamo stretti nella stessa emozione.
Grazie da questa faccia, che non si e' mai negata, da questo palcoscenico da dove imparo la vita.
grazie ancora ragazzi, perche' tornate in tanti, con quell'idea magnifica di fare coro con i miei stessi sentimenti.
un mare di occhi e un'anima soltanto.
In quelle notti allo stadio....la luna era d'argento....il sogno era presente, piu' bello e piu' sereno; forte dell'esperienza, lui si e' concesso ancora un'altra volta....il volo!
Per 250.000 ragioni ha preferito restare....perche' lui e' davvero importante....e' passato e futuro......Ostinato presente!
e' lui: " L'amico assoluto", il " circo itinerante" la voglia che ritorna, il mio grido insistente.
E allora il giusto richiamo e' ancora una canzone.....Perche' noi " FIGLI DEL SOGNO" VE LE SAPPIAMO CANTARE

Con sempre crescente affetto
Renato Zero

mercoledì 21 settembre 2011

Onestà e sincerità.


L’uomo è irragionevole, illogico, egocentrico, 
non importa, amalo. 

Se fai il bene, ti attribuiranno secondi fini egoistici, 
non importa, fa il bene. 

Se realizzi i tuoi obiettivi, troverai falsi amici e veri nemici, 
non importa, realizzali. 

Il Bene che fai domani verrà dimenticato, 
non importa, fa il bene. 


L’onestà e la sincerità ti rendono vulnerabile, 
non importa, sii franco ed onesto. 

Quello che per anni hai costruito 
può essere distrutto in un attimo, 
non importa, costruisci. 

Se aiuti la gente, se ne risentirà, 
non importa, aiutala. 

Dà al mondo il meglio di te, e ti prenderanno a calci, 
non importa, dà il meglio di te. 

Madre Teresa di Calcutta

lunedì 5 settembre 2011

Settembre

Triste il giardino: 
fresca scende ai fiori la pioggia.
Silenziosa trema
l'estate, declinando alla sua fine.
Gocciano foglie d'oro
giù dalla grande acacia.
Ride attonita e smorta
l'estate dentro il suo morente sogno.
S'attarda fra le rose,
pensando alla sua pace;
lentamente socchiude
i grandi occhi pesanti di stanchezza.

Hermann Hesse

lunedì 18 luglio 2011

La luna nel secchio.


"Un monaco aveva a lungo studiato e meditato per raggiungere il nirvana. Ma senza successo.

Convinto di aver fallito il suo scopo, una notte si recò al pozzo per attingere l'acqua con un vecchio secchio di legno.

Tornando indietro, si accorse che l'immagine della luna si rifletteva nell'acqua del secchio. 
Si fermò ad ammirarla come in uno specchio.

All'improvviso il manico si spezzò, il secchio cadde a terra e l'acqua si disperse, e, con essa, scomparve l'immagine della luna.


Non più acqua, non più luna... il monaco ebbe un'intuizione della verità".

martedì 28 giugno 2011

Consapevolezza


Consapevolezza è una corsa che non è una gara, è una corsa con se stessi.
E' tentare di superarsi e non di superare.
Ritagliarsi il tempo necessario per arrivare all'essenza delle cose, all'essenziale.
Consapevolezza è capire che amarsi è varcare il confine fra due vie, fra l'appartenersi e il rifiutarsi.
E' la terza strada possibile, sospingersi nell'altro con dolcezza, lasciando spazio ma non distanza.
Consapevolezza è capire che superare se stessi non significa non fermarsi a respirare. Che il nostro cuore è una porta spalancata sul mondo e non sul ripostiglio di casa nostra.
Che sarebbe bello vivere buttando via la sveglia.
Ma il punto felice è anche sentire il rumore di una chiave nella porta di casa più o meno alla stessa ora e sapere che è la donna che ami che torna, e che dopo anni ha intorno ai lati della bocca quelle due piccole rughe nate dai sorrisi che avete condiviso. Avvicinarti per baciarla sugli angoli delle labbra ogni sera come se fosse la prima sera che ti sorprende la meraviglia, come se fosse la prima sera che ti accorgi della sua bellezza, che ti accorgi delle rughe d'espressione del suo sorriso.
E capire che non ti serve davvero nient'altro e che quando non ti accorgi dei miracoli è perché tu sei il miracolo della tua vita e lei è il tuo stato d'attimo e l'attimo infinito.

Massimo Bisotti

venerdì 27 maggio 2011

GLI ALIENI di Charles Bukowski

Puoi pure non crederci

ma c’è della gente

che attraversa la vita con

molto poco attrito o

angoscia.

Vestono bene, mangiano

bene, dormono bene.

sono soddisfatti della

loro vita familiare.

Hanno momenti di dolore

ma tutto sommato

nessuno li disturba

e spesso stanno

decisamente bene.

E quando muoiono

è una morte

facile, solitamente nel sonno.

Puoi pure non crederci

ma la gente così esiste.

Anche se io non sono uno di loro

eh no, io non sono uno di loro

non ci vado nemmeno vicino

a essere uno di loro

però loro sono li

e io sono qui. 

Foto web




venerdì 7 gennaio 2011

La poesia è il salvagente cui mi aggrappo quando tutto sembra svanire.

quando il mio cuore gronda per lo strazio delle parole che feriscono,

dei silenzi che trascinano...verso il precipizio.

Quando sono diventato così impenetrabile

che neanche l'aria riesce a passare.

Kahlil Gibran

mercoledì 22 dicembre 2010

Paradosso dell'amore

Ho scoperto il paradosso che se ami fino a soffrire non ci sarà più sofferenza, ma solo amore. 
Che se manca la pace è perché abbiamo dimenticato che apparteniamo agli altri.
Non pensare che l'amore, per essere genuino, debba essere straordinario. C'è solo bisogno di amare senza mai stancarsi. 
(Madre Teresa)
 

lunedì 20 dicembre 2010

Il Natale e l'obbligo della felicità.

A Lima, negli ultimi anni, durante la settimana di Natale la percentuale dei suicidi aumenta del 35%. Le ragioni — dice sul Comercio , il più importante quotidiano peruviano, il direttore dell’Istituto Guestalt, Manuel Saravia Oliver — possono essere fin troppo ovvie. Natale è una celebrazione degli affetti familiari, di una raccolta felicità, e chi se ne sente privo o povero ne soffre certo sempre, ma particolarmente in quei giorni. Giorni in cui si ostenta quel calore che gli manca e la cui mancanza si fa più acuta e talora insostenibile. Quel 35 per cento in più di morti disperati pesa come un dies irae. Chi ha detto che il Natale debba essere un karaoke della felicità, in cui Minnie e Topolino si vogliono eternamente bene, le famiglie sono sempre unite e i buoni sono anche contenti, tutte cose false sia in quella settimana sia nelle altre cinquantuno dell’anno? Il Natale ricorda la nascita di un bambino venuto al mondo nel più grande anche se finora fallito tentativo di portare la pace agli uomini — fallito non per colpa sua, ma perché la pace doveva essere portata, come sta scritto, agli uomini di buona volontà e di questi ultimi se ne vedono pochi. Quel neonato di Betlemme è inoltre destinato, nella sua opera di redenzione, a morire fra tremendi dolori fisici e morali di una morte infame, sulla croce; non promette la felicità, né in pillole né in panettoni, tant'è vero che, vedendo come va il mondo, quel bambino, cresciuto, dirà di essere venuto a portare non la pace, ma la spada. Non è un caso che, a Natale, si pensi sempre meno a lui, sostituito dal faccione paonazzo e svampito di Babbo Natale, giuliva e stolida caricatura della felicità.

mercoledì 15 dicembre 2010

Sognavo di cambiare il mondo ...

Quando ero giovane e libero e la mia immaginazione non aveva limiti, sognavo di cambiare il mondo. Come divenni più grande e più saggio, scoprii che il mondo non avrebbe potuto essere cambiato, così ridussi la mia visione e decisi di cambiare solo il mio paese, ma anche questo sembrava essere inamovibile. Come crebbi, al crepuscolo della mia vita, in un ultimo disperato tentativo, decisi di cambiare solo la mia famiglia, quelli più vicino a me. Ma anche questi non volevano niente di tutto ciò. E ora, che sono legato al mio letto di morte, capisco che se solo avessi cambiato per primo me stesso, forse, con l'esempio, avrei potuto cambiare la mia famiglia. Dalla loro ispirazione e con il loro incoraggiamento avrei quindi potuto cambiare in meglio il mio paese.
E chi lo sa, avrei potuto forse cambiare il mondo.

(dalla tomba di un Vescovo dell'Abbazia di Westminster)