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mercoledì 23 novembre 2011

Donne sull'orlo di una crisi di mezz'età.



Donne sull'orlo di una crisi di mezz'età. ---- Presente ----
Eccomi qui,  tra momenti di riflessione, analisi di "bilanci", combattuta come tante donne tra quel che è stato e quel che poteva essere. Capita sovente quindi di soffermarsi a guardare con occhio critico dietro di noi, a scrutare i nostri passi. 
Ma questo lo ritengo normale, direi addirittura fisiologico come un meccanismo di "autoriparazione", anche perché tra i nostri passi troveremo sempre qualcosa di piacevole che ci farà ancora sorridere ...come troveremo sicuramente anche qualcosa di amaro,  ma che per fortuna avremo già metabolizzato e lasciato alle spalle.
Altre volte, soprattutto  leggendo ciò che abbiamo scritto in passato, si riesce perfino a trovare qualcosa di grottesco e strampalato  dove senza ombra di dubbio non riusciamo a riconoscerci più; nonostante tutto siamo consapevoli che anche questo è stato parte di noi e che anche grazie a questa particolarità siamo quel che siamo.


Ogni nostra traccia fa parte di noi, noi siamo le nostre "tracce indelebili".


Ecco dunque la voglia di ripartire, di raccontarmi ancora qui su questo blog e non su uno nuovo come avevo già pensato, magari con un approccio leggermente nuovo e diverso.


E quindi,  si riapre il sipario.

giovedì 29 ottobre 2009

Retrogusto un pò amaro ...

Arrivo per ultima, ma in questi giorni porto con me una sensazione di retrogusto un pò amaro...non voglio fare commenti da brava educanda, mi faccio solamente delle riflessioni a cui probabilmente nessuno mi saprà rispondere.
Non passa giorno che intorno a me e vedo storie di infedeltà, di trasgessione, di promesse non mantenute, di botte di vita, perchè come si suol dire "la vita è una sola"..."ogni lasciata è persa".
E' vero, la vita è una sola, ed è giusto che ognuno decida di viverla come meglio crede, del resto non è più poi come una volta, adesso quasi tutto è lecito e consentito, come esiste il giorno e la notte, il male e il bene, esiste del resto anche la nostra parte oscura.
Siamo per gli altri quello che gli altri vorrebbero che noi fossimo e poi quando cala il sipario...ci trasformiamo da Dt. Jekyll a mr Hide.
Perchè è così,no?

E quando un politico si fà beccare "con le mani nel sacco" allora perchè facciamo tanto moralismo di strada?
Non siamo forse il festival delle incoerenze, ai nostri figli, futuri operai, futuri manager, futuri presidenti, lasciamo quotidianamente una serie di messaggi subliminali da non rendersene conto. Risatine, ammiccamenti, compiacimenti su argomentazioni un po' piccanti, fuori dalle "regole", nella testa di un adolescente potrebbero dare interpretazioni del tipo "Hai visto quante cose posso fare nella vita? Però alcune di queste le devo fare di nascosto e quindi devo farmi furbo".

E quindi dov'è il problema?
Non c'è nesun problema, basta sapere da che parte stare.


Credo che il vero dilemma non sia l'uomo se ha fallito la propria missione oppure no, ma se la società è coerente con i propri messaggi.

Di recente ho letto questa frase su un libro...da meditare se ne avete voglia...
"Noi vediamo la malvagità negli altri, perchè tramite il nostro comportamento la conosciamo. Non perdoniamo mai coloro che ci feriscono, perchè riteniamo che mai saremo perdonati. Diciamo la durà verità agli altri, perchè la vogliamo nascondere a noi stessi. Mostriamo la nostra forza, affinché nessuno possa vedere la nostra fragilità:"
Okakura Kakuso

domenica 25 ottobre 2009

Chi va piano va sano e va lontano, chi va forte...

Non penso a niente....vuoto totale....
In effetti tutto è ripartito alla grande, il lavoro, gli impegni con la famiglia, la scuola, ma io mentalmente no, sono rimasta qui in disparte a guardare il mondo, non ho voglia di pensare, di scavare, anche i libri sono rimasti a metà, ogni tanto entro in questo mondo incantato per poter leggere i mie blog preferiti...ogni tanto lascio qualche traccia...
Non ho voglia di guardare l'orologio, di rispettare l'ora per andare al lavoro, non ho voglia di segnarmi a questo benedetto corso di yoga/pilates/? o quel che sarà, non ho voglia neanche di guardarmi allo specchio.
Non ho voglia di dilungarmi in discorsi inutili e parole vuote, di dover ridere anche quando la battuta non fà per niente ridere.
Adoro sempre più che mai i silenzi, amo i dettagli, mi piace osservare in disparte i volti delle persone, le strutture delle case, i colori di queste giornate di autunno.
Quando apro la finestra e sento il vento che mi accarezza, mi ricorda che sono viva.

No, non mi sento depressa, in dei momenti direi addirittura di essere felice.
Felice di avere quello che ho, in fondo se ci penso non mi manca niente.
Qualcosa da sistemare, da definire in effetti ancora c'è, ma la strada è quella giusta, lo sento.
E' solamente il resto che mi sembra inutile, obsoleto.

Mi sembra si stare su una giostra, tutto gira intorno a me, ma io sono ferma che osservo, in pace con me stessa, mi godo l'attimo.
Torno tra un pò...

domenica 27 settembre 2009

Sproloquio....


Non riesco a prendere sonno.
Sarà perché ho visto stasera un film che parlava di vita e di morte, mi sono ritrovata così nel mio letto con la testa piena di pensieri, ed ora sono qui cercando un modo per svuotarmi la mente.

Saranno state le solite lacrime di un finale un pò insolito e drammatico, certo... è lì che ho iniziato a pensare alla morte, poi prima di avviarmi verso la camera da letto, mi sono ritrovata davanti il quadro di mio padre.

L'ho osservato nei dettagli un po' più del solito, mio padre non è un pittore, ha iniziato a dipingere da qualche anno, precisamente da quando è andato in pensione.
Non sarà il massimo dell'espressione pittorica ma a me piace perchè rappresenta il mare ed è pieno del colore che preferisco al momento in assoluto, l'azzurro.
Lo so che questo quadro lo ha dipinto per me, per far si che un giorno mi ricorderò in maniera speciale di lui, ormai sò cosa pensa nella sua testa.
E' forse questo che mi ha rattristita.
Anzi a dire il vento ultimamente penso spesso ai miei genitori e una sottile ansia mi pervade pensando a come sarà l'ultimo periodo della loro vita.

Li vedo tristi chiusi nei loro pensieri, chiusi alla vita. E il loro peso a volte diventa anche il mio, è come se avessi una zavorra al posto del cuore.

Da qui partono una serie di mie considerazioni, ovviamente fatte sulla mia esperienza personale.
Mi domando cosa è che determina la felicità di un anziano e perché spesso l'amore dei cari non riesce a colmare quel vuoto interiore.

Veramente beffardo il fatto che dopo una vita piena di sacrifici, non si riesce più ad apprezzare il tempo che finalmente trascorre lento e nonostante le buoni intenzioni di dedicarsi finalmente a quello che non siamo riusciti a fare per una vita intera, dopo un po' ci si arena e ci si lascia affondare nella depressione più buia.

Penso, che forse per prepararci ad una buona vecchiaia dovremmo iniziare a lavorarci sopra un bel po' di tempo prima.
Un uomo non può agire e pensare per tutta la vita in un modo e arrivare al primo giorno di pensione pensando di fare cose che non ha mai assolutamente fatto.
Non si può pretendere di riinventare un modo di vivere che non corrisponde al nostro di sempre, di indossare un vestito che non fà parte del nostro modo di essere.

Ognuno di noi ha diritto ad avere un proprio spazio per i propri sogni e desideri e quando un uomo si lascia alle spalle una vita dove ha sempre tirato dritto veloce, non dedicandosi mai per distrazione o per scelta obbligata, a qualche genere di passione "spirituale", credo che difficilmente quando avrà assolto ogni impegno con la società, si dedicherà a qualcosa che lo farà sentire ancora protagonista attivo della propria vita.
Da sottolineare che spesso capita di non sentirci protagonisti della nostra vita in gioventù, figuriamoci poi come ci sentiremo nella tarda età.

Qualcuno di voi si domanderà cosa intendo per "passione spirituale". Tutto quello che che ci fà
sentire come dei bambini e fà bene all'animo, non deve per forza essere leggere, meditare, pregare. E' quello che ci svuota la mente dai pensieri, per me può essere ascoltare musica, cantare, fotografare, disegnare, scrivere, stare in mezzo alla natura, passare il tempo con amici, per voi non sò....
Un uomo pessimista che non sia riuscito a captare il vero senso della vita, ad apprezzare ciò che gli stà intorno - cominciando da se stesso - come può affrontare l'ultima fase della propria esistenza in modo sereno.

Un uomo che ha sempre pensato in prima cosa al proprio individualismo, che non si è mai fatto carico più di tanto delle pene altrui, probabilmente tenderà a chiudersi ancora di più in se stesso, nelle proprie ottusità e nei propri egoismi, non avendo mai imparato a condividere con il prossimo gioie e dolori.
Rileggo quanto sopra, sto dicendo un sacco di parole vuote, nella vita chi è che non ha avuto un sacco di buoni propositi, è facile generalizzare e puntare il dito da parte mia e dire che gli altri non sono stati capaci di curare il proprio spirito e tutelarsi il futuro in qualche modo.

Mi guardo allo specchio e penso a quanto sia facile trascurare la nostra anima, di quanto siamo abituati a correre senza una meta ben precisa, nascondendo ai nostri occhi l'essenziale, il vero senso della vita.

Abituati a correre talmente velocemente da non riuscire più a focalizzare quello che abbiamo intorno, perdendoci il meglio.

Oppure andare talmente a rilento anestetizzandoci, rifiutando di vivere una vita a pieni polmoni con le proprie responsabilità, nascondendoci dietro un computer, andando agli estremi anche dietro una bottiglia, o magari un po' di droga... facendo finta di essere quello che non riusciamo ad essere nel reale, anche qui...ci perdiamo il meglio.


Forse, senza volerlo e a scapito loro, i genitori insegnano ancora una volta volta qualcosa.
In qualche modo riusciamo a fare luce e vedere...quello che non vogliamo diventare...ma che forse inevitabilmente siamo già....

lunedì 27 luglio 2009

Il rispetto per il prossimo

Se avete un pò di tempo, andate a leggere il blog de "Il circolo dei pensieri" scritto da Enzo "Il filosofo", io l'ho trovato per caso, mi piace leggerlo perchè ritrovo molto del mio modo di pensare.

Riporto il suo ultimo post La radice dell'intolleranza, parole semplici che possono aiutarci a fare personalmente un piccolo esamino di coscienza ma anche a focalizzare quelli che intorno a noi vivono di luce propria e ci guardano dall'alto in basso...

"Questa vignetta è dedicata a tutte quelle persone che hanno una grandissima considerazione di sè, delle proprie convizioni, delle proprie idee ma anche dei propri problemi; e nessuna per le convinzioni, le idee e i problemi degli altri.
Dedicata a quelle persone che, nei rapporti con gli altri, si comportano come se essi fossero il sole, e tutte le altre persone solo pianeti, pianetini e satelliti che devono per forza girare intorno a loro, brillare della luce che viene da loro.
Dedicata a quelli che vogliono sempre e solo sapere quello che c'è nel cuore degli altri, senza mai, ma proprio mai occuparsi un po' anche di quello che c'è nel proprio, a quelli che non si guardano mai dentro, che dicono sempre di essere sinceri, ma mai lo sono con se stessi.
Dedicata un po' alla radice dell'intolleranza, alla assoluta incapacità di vedere l'altra persona come un universo completamente diverso dal mio, da scoprire, da navigare, da esplorare, da rispettare."
Rimane sottotitolato, ci tengo a precisarlo perchè non si sà mai....che la vignetta ovviamente è figurativa, al posto del credente poco rispettoso nei confronti di un ateo, ci potrebbe essere anche un rappresentante di qualsiasi ideologia religiosa o politica, ma anche il titolare con il suo dipendente, il marito con la moglie, due amici.....fate un po' voi....

mercoledì 22 luglio 2009

3,40 a.m.

Stanotte è una notte di quelle che non si riesce a dormire senza un motivo ben preciso, di colpo ti svegli nel cuore della notte, cerchi di riprendere sonno il prima possibile, poi timidamente alla porta bussa un pensiero di quelli che vorresti scrivere di getto.
Gli dici di non entrare, ma lui fà finta di non sentire le tue parole, allora lo implori, perché sai che i pensieri sono come le ciliege, uno tira l'altro, gli dici di passare un'altra volta magari ad un'altra ora un po' più decente, adesso devi dormire, hai bisogno come l'aria di riposare, domani ti aspetta un'altra giornata intensa...

...ecco lo sapevi... ti ritrovi con la penna in mano, almeno hai la decenza di non accendere la tua porta al mondo virtuale...a te in fondo spesso piace scrivere alla vecchia maniera, poi magari ritrascrivi tutto tramite tastiera in un secondo momento.
Cerci così di dare sfogo a questo tuo bisogno impellente senza andare a stimolare quello di cui adesso non hai minimamente bisogno, ti liberi solamente di un qualcosa che preme e che vuole uscire fuori, come un bisogno fisiologico notturno...

Scrivere è come dare pace ad una pallina impazzita di un vecchio flipper nel momento che sei stanco di continuare tra rimbalzi e bonus, alla fine trovi un senso compiuto nel vedere scendere in picchiata la pallina diritta verso di te nella buca, e il "game over" potrebbe essere un tranquillo "vai in pace".
Si, ma cosa era tanto importante da voler scrivere nel cuore della notte?

Ve lo dirò un'altra volta, mi sono accorta proprio adesso che ho già scritto un post....
'notte.... :)

domenica 7 giugno 2009

Una figlia come Hannah Montana...no grazie!

Premetto che non intendo dare lezione di moralismo, riporto una sequenza di pensieri sfarfugliati che mi passano per la testa ultimamente.

Giorni un po' pesanti, ogni genitore con figli a carico di questi tempi non vede l'ora di arrivare a fine giugno quando TUTTO sarà finito, la scuola, la danza, il calcio, il violino, le cene e i saggi di fine anno e così via.....
Finiremo di scorrazzare i nostri figli da una parte all'altra della città e finalmente apprezzeremo la gioia di vivere le cose con più lentezza. Peccato però che poi farà troppo caldo. Va bé.
Ma chi ce lo fà fare, mi domando ....com'è che è iniziato tutto questo ambaradam??? Fammi pensare....ah ecco, mia figlia ha quasi 8 anni e il pediatra mi consiglia di fargli fare sport per un piccolo problema di ginocchio valgo. La danza contemporanea è l'ideale perché si fanno esercizi a piede nudo e quindi si ottiene un rafforzamento ideale della muscolatura della gamba. Così ci siamo affacciate al mondo della danza più per necessità che per voglia di danzare. Passano gli anni, il primo, il secondo, il terzo anno, l'insegnante tutte le volte che mi incontra mi fà un sacco di complimenti per le attitudini alla danza di mia figlia...mah...a me troppi complimenti non mi sono mai piaciuti penso sempre ad un secondo fine. Però in effetti noto con piacere che mia figlia ci mette passione, mi dico.... bene, son soldi - e neanche pochi - spesi bene.....
Peccato che poi la scuola si sposta un po' più lontano da casa nostra, e tutto diventa un po' più complicato da gestire. Però lei, la ballerina è contenta e quindi pazienza se poi farò un pò di fatica a conciliare il tutto e se la sera prima delle 20.30 non saremo in casa....
E poi....ogni tanto provo a dirgli "ma perché non proviamo a fare qualche altro sport?" ....ma poi la vedo veramente coinvolta, lei che balla in ogni momento della giornata anche a casa, a scuola nell'intervallo di scuola con le sue amiche.
Va bé, lasciamo fare...

Ai nostri tempi andavamo al cinema a vedere Grease, ricordo i ragazzi che imitavano Danny Zuko e noi che ci sentivamo un po' Sandy, però nella versione grintosa e "cattiva" in tutina aderente di lycra nera.....
Di questi tempi invece al cinema si và a vedere High School Musical uno - due e treeeee....... adesso ci si può immedesimare nella tenera Gabriella o nella perfida Sharpay, e che dire poi di Troy...
E come di rito, dopo ogni tormentone cinematografico, dopo un po' nelle cartolerie ecco che zaini, astucci, quaderni, penne...tutto ti ricordano che anche tu puoi far parte della banda di HSM e se non ti basta, giri l'angolo e.... puoi comprare il vestitino, il costumino, le mollettine per i capelli...cosa altro vuoi?
Non abbiamo bisogno di niente, grazie, odio qualsiasi oggetto che reclamizzi un film, un cartone, quello che vogliono gl'altri e non voglio io.
Con le amiche però è tutto un fermento, si imparano tra di loro a memoria le canzoni di tutti e tre i film ed hanno imparato la coreografie di diversi balletti. Tutti i giorni ad ogni intervallo, stesse musiche, stessi balletti.
...anche noi imitavamo Danny Zuko quando ballava " Greased Lightnin' " sul cofano della macchina....no?
Va bé, lasciamo fare...

"Mamma ma perchè non vediamo "Amici" come tutti?"
Non lo voglio vedere proprio perchè lo vedono tutti e cerco di fargli capire che si può vivere benissimo anche senza la De Filippi.
E poi si deve andare a letto presto, 21.30-21.45, non transigo. Non perchè sono un maresciallo, ma perchè i bambini hanno bisogno di dormire e la mia in modo particolare.
La finale di Amici, quella però l'abbiamo vista insieme. Le sue amiche a scuola parlavano così tanto di Angela, di Valerio & c. che ho ritenuto giusto farle vedere in prima persona di cosa parlavano le altre.
E poi, non è sempre semplice essere saldi a un principio, ogni tanto una vocina dentro di me si domanda se sono troppo rigida e cerco di capire se lei si sente un po' diversa dalle sue amiche.
La osservo, la studio, le faccio domande.....ma la vedo serena.
Mi basta e riprendo la mia strada.
Anzi la nostra strada perché affianco a me c'è mio marito, ovviamente.
Adesso in camera abbiamo il poster di Angela e il pomeriggio quando si può, ci vediamo Wanna Dance, gara spettacolo di mini-ballerini allo sbaraglio con relative coreografie da provare davanti allo schermo...e vai....
Nel frattempo la signorina Hannah Montana, normale adolescente di giorno ma pop star di notte, è arrivata anche sugli schermi di chi per scelta non ha la pay-tv, quindi anche lei adesso è entrata a casa mia.
A scuola per la cena di fine anno, grandi preparativi in fermento, ballano tutti, pure i maschi....
mia figlia sono mesi che a casa scrive a modo suo le coreografie, con le prese, contando le ottave ad ogni canzone....

Fino a qualche mese fà era sempre con me in cucina a tenermi compagnia, mi seguiva persino in bagno perché doveva parlare con me di tutto quello che succedeva a scuola....adesso sparisce...si chiude in camera, ha attaccato un cartello "bussare prima di entrare", apro la porta ed è lì che scrive la scaletta dei balletti di fine anno.
Certo sta crescendo, lo so, è normale che la camera adesso sia diventata come mai il suo rifugio.
Non è questo il punto, il distaccamento dai genitori ci deve essere, è fisiologico. ma non riesce a parlare altro che di musica, di danza, di prove, di sequenze....è diventata monotematica.
Ieri l'ho sorpresa con le cuffie del lettore mp3 negli orecchi, mentre faceva finta di cantare con il microfono in mano. E lei si guardava tutta convinta nel vetro della finestra.
Sembrava Hannah Montana.
Va bé lasciamo fare???....
Io non la vorrei proprio una figlia come Hannah Montana.

Non è per niente facile fare il genitore, specialmente quando ti accorgi che certi segnali infimi entrano di soppiatto in casa tua e non sai neanche come hai fatto a farli entrare, vogliamo "taggare" questi segnali? Parliamo di omologazione, di perdita di personalità? Parliamo infine di profitti a scapito dei più deboli? Ci sarebbe da dire mille cose.
Ma non voglio annoiarvi, non oggi.
Siamo noi che frastorniamo i ragazzi con una miriade di messaggi vuoti, siamo noi che gli educhiamo col nostro esempio.... poi un giorno ci arrabbieremo con loro perché pretenderanno di fare quello che abbiamo tacitamente acconsentito con i nostri comportamenti, senza battere ciglio.

Ierisera al tg, trasmettono un servizio sulla nazionale femminile di Ginnastica Ritmica, mi ricordo che un pò di tempo fà lei era rimasta affascinata da tutti quei nastri colorati che ondeggiavano per l'aria..."ma perché non provi qualche volta per vedere se ti piace?"....... :)

Foto web

martedì 27 gennaio 2009

Pensiero

E' l'uomo che domina il pensiero o è il pensiero che domina l'uomo?

Il pensiero è come se fosse un cavallo al galoppo, prova a fermarlo se ci riesci, forse la penna, scrivendo riesce a domarlo, a mettergli le briglie, a rallentarlo.
Se non posso scrivere, se i miei pensieri non si materializzano su un foglio di carta o se in qualche modo non riesco a smettere di pensare, allora trattengo questa mia energia dentro di me, e questo non mi fa stare bene.

Il pensiero lo paragono a un fiume, con se porta l'acqua e l'essenza della vita ma quando è in piena può trascinare tutto via con se e fare danni.
Non voglio bloccare il suo decorso con con una diga, ma pretendo che trovi la strada per arrivare al mare in modo che la propria energia possa unirsi ad un qualcosa di immenso.

domenica 21 dicembre 2008

Il Natale della gente semplice.

Messa ore 11.30
Mi trovo seduta ad ascoltare il nuovo parroco, lo osservo mentre si sta rivolgendo ai bambini.
Lo vedo intento nel proprio dovere di parroco, la chiesa è stracolma di persone, è ora di fare bella figura penserà lui.
Non vorrei essere al suo posto, deve essere proprio dura fare il prete ai tempi d'oggi.
L'altare è come un palcoscenico e lui adesso è la star, nei dieci minuti di omelia deve dare il massimo usando però il linguaggio dei bambini e delle persone semplici.
Tutti lo ascoltano, insolitamente non noto nessun tipo di distrazione, forse sarà perché siamo vicini al Natale e quindi questa predisposizione all'ascolto dipenderà solamente dal fatto che occorre essere più buoni e più rispettosi durante la celebrazione della Messa.
Ecco il mio solito cinismo.
Continuo ad osservare...
Adesso il parroco, cerca il coinvolgimento anche degli adulti...dal microfono lancia una domanda al pubblico..."Vi capita mai di pensare che se anche vi accorgete di avere tutto, nonostante questo, sentite di essere tristi lo stesso?" .
Anche se non occorreva in quel momento una risposta poiché questa era una domanda/affermazione, una signora con un certo impeto esclama a voce alta :".....Sempre!!..."

Mi viene da pensare, proprio durante la celebrazione cosa era che faceva magico il mio Natale quando ero ragazzina e perché adesso non lo è più.

Allora la magia, ricordo, iniziava un po' di tempo prima quando nel coro di voci bianche che frequentavo in quei tempi si iniziava a preparare i canti natalizi per la messa di mezzanotte di Natale.

Anche la Novena di Natale contribuiva ad arricchire l'attesa, mi sembra di sentire ancora le voci delle suore e delle persone che conducevano le celebrazioni di allora.
E poi il giorno della vigilia dopo cena, presto in chiesa, che tutti dovevamo essere pronti, per l'occasione ci mettevamo anche la divisa del coro, così era ancora tutto più speciale.
L'odore dell'incenso, le campane di mezzanotte che ci annunciavano che era nato Gesù Bambino e noi ragazzi che ci scambiavamo gli auguri in sottovoce.
E il pranzo di Natale?
Quello era veramente l'unico giorno dell'anno dove la famiglia si ritrovava al completo.
E anche per questo c'era tanta attesa, io non vedevo l'ora di passare un po' di tempo con i miei due unici cugini.
Intorno a quel tavolo ci sono tanti bei ricordi, belle emozioni, sembravamo tutti così felici di stare insieme.

Adesso sarà forse perché non siamo più bambini, tutto è diventato una consuetudine di azioni da ripetere a vuoto ogni qual volta che si ripresenta il Natale.
Pensare ai regali, quando sai benissimo che neanche il regalo non rappresenta più quello che dovrebbe rappresentare.
"io ho comprato una cosa per te, perché spero ti faccia stare meglio, perché io voglio la tua gioia, perché io tengo a te"
Adesso a volte non si scartono neanche più, sarà forse per evitare di recitare di essere compiaciuti.
E i pranzi di Natale quelli che dovrebbero unire i componenti delle famiglie, spesso anche quelli sono una falsa, un tirare presto-veloce alla conclusione della giornata per dire...."anche questa è passata..."

Natale, l'unico giorno nel quale dovremmo essere più buoni, siamo solamente degli attori stanchi su un palcoscenico fatto di luci fioche con una commedia che non è la nostra e che non fà neanche ridere.
Magari adesso siamo più coerenti con i 364 giorni dell'anno che ci rimangono a disposizione, siamo quel che siamo, siamo quelli che "tirano a campare", magari forse la serata finale de "La Talpa" suscita in noi un maggiore interesse rispetto alla spiritualità del Natale.

Però...però....
...una volta il Natale poteva essere una giusta occasione per farci soffermare un po', un'occasione per un esame di coscienza, un punto di partenza per buoni propositi, magari qualcuno di questi alla fine andava anche a buon fine.
Qualcosa che ci svegliava dal torpore per poi domandarci se veramente eravamo un po' migliorati, se avevamo aperto un po' di più il nostro cuore al prossimo.
Adesso niente, il vuoto assoluto, non dobbiamo rendere più conto a nessuno,
solo a noi stessi, soli con noi stessi...

Forse, di questi tempi la verità è che ci stiamo rendendo sempre più conto della sensazione di vuoto che arieggia sempre più pesantemente nei nostri cuori.

E allora, la gente semplice, si riunisce in preghiera cercando di colmare quel vuoto sordo dentro di sé.

Ognuno fa quello che può.

Il bene per l'anima 2

Avrei dovuto fare un commento a caldo sul post precedente ma ho avuto un po' da fare in questi giorni e quindi lo faccio adesso a scoppio ritardato....
Il pensiero di Alberoni relativo a come uno dovrebbe affrontare la vita rispecchia in modo totale il mio modo di pensare.
Vorrei sottolineare che per capire pienamente il significato del monaco cieco nel post di Marco "Il bene per l'anima", occorrerebbe prima di tutto essere credenti e se non lo si è, capisco che le parole del monaco possono indurre in sensazioni di pena e commiserazione per il suo completo affidamento a Dio.
Io che sono una cristiana un po' all'acqua di rose in cerca di risposte ai miei tanti perché, nonostante i miei dubbi arrivo a comprendere il significato di quelle parole.
Detto questo però vorrei chiarire che non sono come quel monaco che accetta le ingiustizie di questa società perché questo è il volere di Dio, perché "tutto quello che ci capita è per volere di Dio e per il bene dell'anima".
Non è che dico "...va bé, è giusto che sia così...", ma premetto che di fronte a problemi di portata "sociale" ho i miei modi e miei tempi di reagire che non possono equivalere ai modi di reagire degli altri.
Agli occhi di alcuni, sarò sicuramente una persona limitata, con i paraocchi, schiava di tutto quello che volete ma per favore non negatemi una caratteristica mia principale che a volte mi fa andare oltre, cioè, proprio quella di cercare di capire le cose che mi stanno intorno.

giovedì 18 dicembre 2008

Il bene per l'anima

In risposta al post di Marco, "Il bene per l'anima"
Se non puoi cambiare il mondo, cambia te stesso
di Francesco Alberoni
Per affrontare la vita e i suoi problemi occorre possedere due virtu' opposte. La prima e' la capacita' di modificare il mondo esterno in modo che risponda alle nostre esigenze. La seconda e' la capacita' di adattarci all' ambiente, cambiando noi stessi, i nostri programmi, il nostro modo di pensare.
Incominciamo dalla prima.
Per modificare il mondo esterno bisogna mettercela tutta, inventare, escogitare sempre nuove soluzioni, perche' la realta' e' dura, imprevedibile. Ce ne accorgiamo anche nel piu' semplice lavoro manuale come cucinare. Non basta buttare nella pentola quello che abbiamo sottomano, dobbiamo avere gli ingredienti adatti, metterli nelle dosi giuste, al momento opportuno, alla temperatura richiesta. Se ci manca anche solo il sale, e' come se ci mancasse tutto, dobbiamo procurarcelo. Figuriamoci allora l' enorme massa di problemi che ci aspetta quando decidiamo di sposarci e di avere dei figli. Dovremo occuparci di loro, ogni giorno, della loro salute, dello studio, degli amici, dei giochi, dei dolori, delle ansie, delle loro difficolta' . Questo finche' viviamo. O l' enorme impegno che richiede fare bene il proprio lavoro, anche quello che sembra cosi' semplice come il venditore.
Per modificare il mondo esterno dobbiamo avere fiducia in noi stessi e ottimismo. Tutte le persone che hanno realizzato grandi opere avevano fede e sono riuscite a trasmetterla ai propri collaboratori. Dobbiamo percio' sempre mettercela tutta, fino in fondo.
Eppure ci sono sempre dei momenti in cui dobbiamo cambiare atteggiamento. Rinunciare, accettare le circostanze, adattarci all' ambiente. E' sempre molto difficile capire quando passare da un atteggiamento all' altro. Quando dobbiamo continuare ad agire sul mondo con tutte le nostre forze, senza farci afferrare dal dubbio, e quando, invece, e' venuto il momento di rinunciare, di adattarci. In quale momento Napoleone avrebbe dovuto capire che non poteva piu' resistere a Mosca ma ritirarsi su posizioni sicure? Molta gente oscilla tra la fede cieca e la disperazione, fra una certezza senza fondamento e una sfiducia immotivata. Si salva solo chi, pur sapendo alimentare una fede ardente, e' pronto, nel suo cuore, ad accettare una sorte diversa, un diverso modo di essere. Ciascuno di noi deve operare come un imprenditore, che ce la mette tutta per affermare il suo prodotto. Pero' sa che il mercato e' volubile, che sono possibili i rovesci di fortuna e vi si prepara. Questo non gli impedisce di battersi con tutte le sue forze. Ma stando attento ai segnali di pericolo. E quando questi diventano troppo minacciosi, ridimensiona i suoi piani. Se si e' esposto troppo, cede una parte delle sue azioni, riduce perfino il suo tenore di vita. Nel frattempo, inventa nuovi prodotti e nuovi modi di parlare al pubblico. L' adattamento e' un lavoro su noi stessi, sulla nostra mente, sui nostri sentimenti. Quando cadiamo ammalati dobbiamo accettare l' immobilita', subire operazioni dolorose, ma anche resistere alla paura e conservare il nostro animo sereno. Quando cambiamo lavoro, citta', Paese, dobbiamo capire il mondo che ci circonda, impararne la lingua, adeguarci alla sua diversita', con pazienza e tenacia. Se ci sentiamo smarriti dobbiamo resistere allo sconforto.
L'adattamento percio' richiede altrettanta tenacia, altrettanta forza d' animo, altrettanta fede che trasformare la realta' esterna.

lunedì 15 dicembre 2008

Ultimo rotolo di carta igienica...

Ultimo rotolo, sto contando gli strappi, devo usarne il meno possibile ma allo stesso tempo devo stare attenta che non sia troppo poca ....forse ce la posso fare.... magari posso anche trattenere lo stimolo un po' di più per ottimizzare il tutto, magari vado in bagno una volta di meno e consumo quindi meno carta igienica.

Si lo so, mi era sfuggito che avevamo finito oramai l'ultimo pacco, per ben due volte sono andata a fare la spesa al supermercato e mi sono dimenticata di questo acquisto di "prima necessità".

L'unica complice, mia figlia.
Lei che mi tiene la parte e che mi ha aiutato l'altro giorno a trasferire gli ultimi rotoli dal bagno del nostro camper al bagno di casa nostra..
Lei che capisce la gravità della situazione, che capsice che oramai ha una madre allo sbando la quale deve andare in giro con le scritte delle cose da fare sulle mani.

Speriamo che lui non se ne accorga, già me lo vedo e mi sembra di sentire le solite parole.
Ancora un po' e riesco ad andare al supermercato senza che lui si renda conto della situazione.

E come succede con la carta igienica puo' succedere benissimo con il pane, il sale, lo zucchero, per fortuna pero' che ho imparato ad avere una bella dispensa..... per la carta igienica però stavolta mi è sfuggita la situazione di sotto controllo...

Occorre trovare un rimedio, una cura a base di gimko biloba, oppure forse basterebbe una boccata di ossigeno per riprendere pieno uso delle proprie facoltà mentali.

Eccomi qui, una donna come tante, divisa tra casa, lavoro e impegni familiari.
Una donna che dal lunedi' già deve sapere in quale preciso istante della settimana dovrà fare la spesa,
che dovrà occuparsi giornalmente di dare relazione e aiuto all'occorrenza a genitori e suoceri ,
una donna che deve sapere sempre quando è il momento di bypassare sua figlia dall'Oscillococcinum e Ferrum Phosphoricum all'antibiotico.
Una donna come tante, che fuori dall'orario di lavoro, pronte sempre a scattare a sistemare i propri figlii, quando a scuola di danza, quando al catechismo, quando dal dentista e così via.....

Per noi poi che siamo navigatrici del Web, quando ci mettiamo davanti al monitor che non sia per lavoro, ci sembra sempre di rubare qualcosa a qualcuno, spesso per poterlo fare, rinunciamo a qualche ora di sonno.

E così come tante ci ritroviamo con la testa vuota, in stand-by, alla ricerca in testa di un cassetto che non si vuole aprire...