martedì 29 maggio 2012
martedì 29 novembre 2011
The color is bright the beauty is generous - Michael Lin
S'io riposo, nel lento divenire
Degli occhi, mi soffermo
All'eccesso beato dei colori;
qui non temo più fughe o fantasie
ma la penetrazione mi abolisce.
Amo i colori, tempi di un anelito
Inquieto, irresolvibile, vitale,
spiegazione umilissima e sovrana
dei cosmici perché del mio respiro.
La luce mi sospinge ma il colore
M'attenua, predicando l'impotenza
Del corpo, bello, ma ancor troppo terrestre.
Ed è per il colore cui mi dono
S'io mi ricordo a tratti del mio aspetto
E quindi del mio limite.
Alda Merini
Esposizione mostra di Michael Lin - Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci Prato
ottobre 2010 febbraio 2011
mercoledì 23 novembre 2011
Donne sull'orlo di una crisi di mezz'età.
Donne sull'orlo di una crisi di mezz'età. ---- Presente ----
Eccomi qui, tra momenti di riflessione, analisi di "bilanci", combattuta come tante donne tra quel che è stato e quel che poteva essere. Capita sovente quindi di soffermarsi a guardare con occhio critico dietro di noi, a scrutare i nostri passi.
Ma questo lo ritengo normale, direi addirittura fisiologico come un meccanismo di "autoriparazione", anche perché tra i nostri passi troveremo sempre qualcosa di piacevole che ci farà ancora sorridere ...come troveremo sicuramente anche qualcosa di amaro, ma che per fortuna avremo già metabolizzato e lasciato alle spalle.
Altre volte, soprattutto leggendo ciò che abbiamo scritto in passato, si riesce perfino a trovare qualcosa di grottesco e strampalato dove senza ombra di dubbio non riusciamo a riconoscerci più; nonostante tutto siamo consapevoli che anche questo è stato parte di noi e che anche grazie a questa particolarità siamo quel che siamo.
Ogni nostra traccia fa parte di noi, noi siamo le nostre "tracce indelebili".
Ecco dunque la voglia di ripartire, di raccontarmi ancora qui su questo blog e non su uno nuovo come avevo già pensato, magari con un approccio leggermente nuovo e diverso.
E quindi, si riapre il sipario.
mercoledì 26 ottobre 2011
Dal "Libro dell'inquietudine" - Fernando Pessoa
Se qualcuno volesse redigere un campionario di mostri non dovrebbe far altro che fotografare con parole quelle cose che la notte porta negli animi assopiti che non riescono a prendere sonno. Queste cose posseggono tutta l'incoerenza del sogno senza l'incognito alibi dello stare dormendo. Si librano come pipistrelli sulla passività dell'anima o vampiri che succhiano il sangue della sottomissione. Sono larve del precipizio e della dissipazione; ombre che riempiono la valle, le orme che restano del destino. A volte sono vermi che provocano nausea alla stessa coscienza che li culla e che li crea, altre volte sono spettri, e sinistramente rondano il nulla, altre volte ancora emergono come serpi dalle assurde caverne delle emozioni perdute. Zavorra del falso, non servono ad altro se non a farci essere inutili. Sono dubbi dell'abisso che appiattiti nell'animo trascinano pieghe sonnolente e fredde. Hanno durata di fumo, passaggio di orme, e altro non c'è se non l'essere esistiti nella sterile sostanza della consapevolezza che abbiamo avuto di essi. Alcuni sono come l'elemento recondito di un fuoco d'artificio: si incendia un attimo fra i sogni; e il resto è l'inconsapevolezza della consapevolezza con cui lo abbiamo visto.
Fiocco sciolto, l'anima non esiste in se stessa. I grandi paesaggi sono per il domani, e noi abbiamo già vissuto. La conversazione interrotta è fallita. Chi lo avrebbe mai detto che la vita sarebbe stata così?
Mi perdo se mi incontro, dubito se trovo, non possiedo se ho ottenuto. Come se passeggiassi, dormo, ma sono sveglio. Come se dormissi, mi sveglio, e non mi appartengo. In fondo la vita è in se stessa una grande insonnia e c'è un lucido risveglio brusco in tutto quello che pensiamo e facciamo.
Sarei felice se potessi dormire. E' un opinione di ora, perchè non dormo. La notte è un peso immenso dietro al soffocamento della coperta muta di ciò che sogno. Ho un'indigestione nell'animo.
Sempre, dopo il dopo, verrà il giorno, ma sarà tardi, come sempre. Tutto dorme ed è felice, ma non io. Riposo un poco senza osare dormire. E grandi teste di mostri inesistenti emergono confuse dal fondo di chi io sono: draghi dell'Oriente dell'abisso, con lingue di un rosso illogico, con occhi che guardano senza vita la mia vita morta che non li guarda. Il coperchio, per l'amore del cielo, il coperchio! Mi completino l'incoscienza e la vita! Per fortuna, dalla finestra fredda con le imposte aperte, un trsite filo di luce pallida comimincia a spazzare l'ombra dall'orizzonte. Per fortuna, dalla finestra che sta per nascere è il giorno. E mi acquieto quasi dalla stanchezza dell'inquietudine. Un gallo canta, assurdo, in piena città. il giorno livido comincia nel mio vago sonno. Una volta dormirò. Un rumore di ruote è una carrozza. Le mie palpebre dormono, ma io non dormo. Tutto, finalmente, è il Destino.
lunedì 17 ottobre 2011
Semplicità - Alda Merini
La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri.
E noi abbiamo tanta difficoltà ad essere veri con gli altri. Abbiamo timore di essere fraintesi, di apparire fragili, di finire alla mercè di chi ci sta di fronte.
Non ci esponiamo mai. Perché ci manca la forza di essere uomini, quella che ci fa accettare i nostri limiti, che ce li fa comprendere, dandogli senso e trasformandoli in energia, in forza appunto..
Io amo la semplicità che si accompagna con l’umiltà.
Mi piacciono i barboni.
E noi abbiamo tanta difficoltà ad essere veri con gli altri. Abbiamo timore di essere fraintesi, di apparire fragili, di finire alla mercè di chi ci sta di fronte.
Non ci esponiamo mai. Perché ci manca la forza di essere uomini, quella che ci fa accettare i nostri limiti, che ce li fa comprendere, dandogli senso e trasformandoli in energia, in forza appunto..
Io amo la semplicità che si accompagna con l’umiltà.
Mi piacciono i barboni.
Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle, sentire gli odori delle cose, catturarne l’anima.
Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo.
Perché lì c’è verità, lì c’è dolcezza, lì c’è sensibilità, lì c’è ancora amore.
giovedì 13 ottobre 2011
L'importanza di rallentare.
Fu correndo che capì l'importanza di rallentare! Per osservare la bellezza del mondo, sentire il profumo dei fiori, le risate dei bambini... le urla dei disperati, i lamenti dei poveri, Il piangere di una madre, le costruzioni degli uomini... opera delle sue mani, fatta di sudori!
Ma fu rallentando che osservando me, ho imparato ad apprezzare l'altro.
Rallentare ci permette di vivere l'attimo.
Se non riesci ad apprezzare gli attimi, corri finché puoi... e quando ti fermi, osservi con lo sguardo di un bambino, ricordando che la vita è l'attimo... scherzoso attimo.
Ma fu rallentando che osservando me, ho imparato ad apprezzare l'altro.
Rallentare ci permette di vivere l'attimo.
Se non riesci ad apprezzare gli attimi, corri finché puoi... e quando ti fermi, osservi con lo sguardo di un bambino, ricordando che la vita è l'attimo... scherzoso attimo.
Livia Cassemiro.
martedì 27 settembre 2011
Il giorno dopo.
Il giorno dopo è sempre così. Il giorno dopo qualsiasi cosa.
Un anno bisestile, una passione non corrisposta, una sbornia di liquore dolce.
Non riesci ad abituarti all'idea di essere già al giorno dopo.
Ti ritrovi nel tuo primo pomeriggio del tuo primo di gennaio a metà novembre e ti accorgi di essere stonato, perché fuori tempo. Per gli altri è un giorno come un altro.
Per te, è un giorno come te.
Sei in ritardo.
Non sei ancora uscito da ieri ed è già domani, anche se gli altri lo chiamano oggi.
dal libro "Il vizio dell'agnello" di Andrea G. Pinketts
Figli del Sogno - Renato Zero
Per quando vi applicate, per quando improvvisate, per quando immaginate, per come vi porgete, per quanto vi impegnate, per cio' che palesate!
Perche' cercate sempre, perche' ancora tentate, per come riuscite a somigliarvi e per come comunicate.
Perche' sapete attendere, subire e perdonare.
Perche' non indugiate. Per come amate forte e per come vi tramandate.
Per l'ansia di scommetere, per cio' che indovinate.
Per voi che la regola e' il gioco e la memoria il pegno.
Perche' non siete schiavi.
Perche' riuscite a vincere liberando i pensieri, per la vostra lealta'.
Perche' accetate sempre gli umori della vita.
Perche' piu' vi conosco e piu' non vi dimentico......
Grazie, grazie, grazia, grazie per tutta l'ispirazione.Per musica e parole.
Perche' piu' vi conosco e piu' non vi dimentico......
Grazie, grazie, grazia, grazie per tutta l'ispirazione.Per musica e parole.
Perche' comunque vada ci ritroviamo stretti nella stessa emozione.
Grazie da questa faccia, che non si e' mai negata, da questo palcoscenico da dove imparo la vita.
grazie ancora ragazzi, perche' tornate in tanti, con quell'idea magnifica di fare coro con i miei stessi sentimenti.
un mare di occhi e un'anima soltanto.
In quelle notti allo stadio....la luna era d'argento....il sogno era presente, piu' bello e piu' sereno; forte dell'esperienza, lui si e' concesso ancora un'altra volta....il volo!
Per 250.000 ragioni ha preferito restare....perche' lui e' davvero importante....e' passato e futuro......Ostinato presente!
e' lui: " L'amico assoluto", il " circo itinerante" la voglia che ritorna, il mio grido insistente.
E allora il giusto richiamo e' ancora una canzone.....Perche' noi " FIGLI DEL SOGNO" VE LE SAPPIAMO CANTARE
Con sempre crescente affetto
Renato Zero
mercoledì 21 settembre 2011
Onestà e sincerità.
non importa, amalo.
Se fai il bene, ti attribuiranno secondi fini egoistici,
non importa, fa il bene.
Se realizzi i tuoi obiettivi, troverai falsi amici e veri nemici,
non importa, realizzali.
Il Bene che fai domani verrà dimenticato,
non importa, fa il bene.
L’onestà e la sincerità ti rendono vulnerabile,
non importa, sii franco ed onesto.
Quello che per anni hai costruito
può essere distrutto in un attimo,
non importa, costruisci.
Se aiuti la gente, se ne risentirà,
non importa, aiutala.
Dà al mondo il meglio di te, e ti prenderanno a calci,
non importa, dà il meglio di te.
Madre Teresa di Calcutta
lunedì 5 settembre 2011
Settembre
Triste il giardino: fresca scende ai fiori la pioggia.
Silenziosa trema
l'estate, declinando alla sua fine.
Gocciano foglie d'oro
giù dalla grande acacia.
Ride attonita e smorta
l'estate dentro il suo morente sogno.
S'attarda fra le rose,
pensando alla sua pace;
lentamente socchiude
i grandi occhi pesanti di stanchezza.
Hermann Hesse
lunedì 18 luglio 2011
La luna nel secchio.
Convinto di aver fallito il suo scopo, una notte si recò al pozzo per attingere l'acqua con un vecchio secchio di legno.
Tornando indietro, si accorse che l'immagine della luna si rifletteva nell'acqua del secchio.
Si fermò ad ammirarla come in uno specchio.
Si fermò ad ammirarla come in uno specchio.
All'improvviso il manico si spezzò, il secchio cadde a terra e l'acqua si disperse, e, con essa, scomparve l'immagine della luna.
Non più acqua, non più luna... il monaco ebbe un'intuizione della verità".
martedì 28 giugno 2011
Consapevolezza
Consapevolezza è una corsa che non è una gara, è una corsa con se stessi.
E' tentare di superarsi e non di superare.
Ritagliarsi il tempo necessario per arrivare all'essenza delle cose, all'essenziale.
Consapevolezza è capire che amarsi è varcare il confine fra due vie, fra l'appartenersi e il rifiutarsi.
E' la terza strada possibile, sospingersi nell'altro con dolcezza, lasciando spazio ma non distanza.
Consapevolezza è capire che superare se stessi non significa non fermarsi a respirare. Che il nostro cuore è una porta spalancata sul mondo e non sul ripostiglio di casa nostra.
Che sarebbe bello vivere buttando via la sveglia.
Ma il punto felice è anche sentire il rumore di una chiave nella porta di casa più o meno alla stessa ora e sapere che è la donna che ami che torna, e che dopo anni ha intorno ai lati della bocca quelle due piccole rughe nate dai sorrisi che avete condiviso. Avvicinarti per baciarla sugli angoli delle labbra ogni sera come se fosse la prima sera che ti sorprende la meraviglia, come se fosse la prima sera che ti accorgi della sua bellezza, che ti accorgi delle rughe d'espressione del suo sorriso.
E capire che non ti serve davvero nient'altro e che quando non ti accorgi dei miracoli è perché tu sei il miracolo della tua vita e lei è il tuo stato d'attimo e l'attimo infinito.
Massimo Bisotti

venerdì 27 maggio 2011
GLI ALIENI di Charles Bukowski
ma c’è della gente
che attraversa la vita con
molto poco attrito o
angoscia.
Vestono bene, mangiano
bene, dormono bene.
sono soddisfatti della
loro vita familiare.
Hanno momenti di dolore
ma tutto sommato
nessuno li disturba
e spesso stanno
decisamente bene.
E quando muoiono
è una morte
facile, solitamente nel sonno.
Puoi pure non crederci
ma la gente così esiste.
Anche se io non sono uno di loro
eh no, io non sono uno di loro
non ci vado nemmeno vicino
a essere uno di loro
però loro sono li
e io sono qui.
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| Foto web |
venerdì 7 gennaio 2011
mercoledì 22 dicembre 2010
Paradosso dell'amore
Ho scoperto il paradosso che se ami fino a soffrire non ci sarà più sofferenza, ma solo amore.
Che se manca la pace è perché abbiamo dimenticato che apparteniamo agli altri.
Non pensare che l'amore, per essere genuino, debba essere straordinario. C'è solo bisogno di amare senza mai stancarsi.
(Madre Teresa)
lunedì 20 dicembre 2010
Il Natale e l'obbligo della felicità.
A Lima, negli ultimi anni, durante la settimana di Natale la percentuale dei suicidi aumenta del 35%. Le ragioni — dice sul Comercio , il più importante quotidiano peruviano, il direttore dell’Istituto Guestalt, Manuel Saravia Oliver — possono essere fin troppo ovvie. Natale è una celebrazione degli affetti familiari, di una raccolta felicità, e chi se ne sente privo o povero ne soffre certo sempre, ma particolarmente in quei giorni. Giorni in cui si ostenta quel calore che gli manca e la cui mancanza si fa più acuta e talora insostenibile. Quel 35 per cento in più di morti disperati pesa come un dies irae. Chi ha detto che il Natale debba essere un karaoke della felicità, in cui Minnie e Topolino si vogliono eternamente bene, le famiglie sono sempre unite e i buoni sono anche contenti, tutte cose false sia in quella settimana sia nelle altre cinquantuno dell’anno? Il Natale ricorda la nascita di un bambino venuto al mondo nel più grande anche se finora fallito tentativo di portare la pace agli uomini — fallito non per colpa sua, ma perché la pace doveva essere portata, come sta scritto, agli uomini di buona volontà e di questi ultimi se ne vedono pochi. Quel neonato di Betlemme è inoltre destinato, nella sua opera di redenzione, a morire fra tremendi dolori fisici e morali di una morte infame, sulla croce; non promette la felicità, né in pillole né in panettoni, tant'è vero che, vedendo come va il mondo, quel bambino, cresciuto, dirà di essere venuto a portare non la pace, ma la spada. Non è un caso che, a Natale, si pensi sempre meno a lui, sostituito dal faccione paonazzo e svampito di Babbo Natale, giuliva e stolida caricatura della felicità.
mercoledì 15 dicembre 2010
Sognavo di cambiare il mondo ...
Quando ero giovane e libero e la mia immaginazione non aveva limiti, sognavo di cambiare il mondo. Come divenni più grande e più saggio, scoprii che il mondo non avrebbe potuto essere cambiato, così ridussi la mia visione e decisi di cambiare solo il mio paese, ma anche questo sembrava essere inamovibile. Come crebbi, al crepuscolo della mia vita, in un ultimo disperato tentativo, decisi di cambiare solo la mia famiglia, quelli più vicino a me. Ma anche questi non volevano niente di tutto ciò. E ora, che sono legato al mio letto di morte, capisco che se solo avessi cambiato per primo me stesso, forse, con l'esempio, avrei potuto cambiare la mia famiglia. Dalla loro ispirazione e con il loro incoraggiamento avrei quindi potuto cambiare in meglio il mio paese.
E chi lo sa, avrei potuto forse cambiare il mondo.
(dalla tomba di un Vescovo dell'Abbazia di Westminster)
mercoledì 17 novembre 2010
Vivere
A ridere c’è il rischiodi apparire sciocchi;
A piangere c’è il rischio ...
di essere chiamati sentimentali;
A stabilire un contatto con un altro c’è il rischio di farsi coinvolgere;
A mostrare i propri sentimenti
c’è il rischio di mostrare il vostro vero io;
A esporre le vostre idee e i vostri sogni
c’è il rischio d’essere chiamati ingenui;
Ad amare
c’è il rischio di non essere corrisposti;
A vivere
c’è il rischio di morire;
A sperare
c’è il rischio della disperazione e
A tentare
c’è il rischio del fallimento.
Ma bisogna correre i rischi,
perché il rischio più grande nella vita
è quello di non rischiare nulla.
La persona che non rischia nulla,
non è nulla e non diviene nulla.
Può evitare la sofferenza e l’angoscia,
ma non può imparare
a sentire
e cambiare
e progredire
e amare
e vivere.
Incatenata alle sue certezze,
è schiava.
Ha rinunciato alla libertà.
Solo la persona che rischia
è veramente libera.
Leo Buscaglia
venerdì 29 ottobre 2010
Sull'amore e l'odio - Krishnamurti
"Nessuno ti può insegnare ad amare. Se si potesse insegnare l’amore i problemi del mondo sarebbero molto semplici, no?... Non è facile imbattersi nell’amore. È invece facile odiare e l’odio può accomunare le persone...
Ma l’amore è molto più difficile. Non si può imparare ad amare: quello che si può fare è osservare l’odio e metterlo gentilmente da parte.
Non metterti a fare la guerra all’odio, non star lì a dire che cosa orribile è odiare gli altri. Piuttosto, invece, vedi l’odio per quello che è e lascialo cadere... La cosa importante è non lasciare che l’odio metta radici nella tua mente. Capisci?
La tua mente è come un terreno fertile e qualsiasi problema, solo che gli si dia tempo a sufficienza, vi metterà radici come un’erbaccia e dopo farai fatica a tirarla via. Invece, se tu non lasci al problema il tempo di metter radici, allora non sarà possibile che esso cresca e finirà, piuttosto, con l’appassire.
Ma se tu incoraggi l’odio e dai all’odio il tempo di mettere radici, di crescere e di maturare, allora l’odio diventerà un enorme problema. Al contrario, se ogni volta che l’odio sorge tu lo lasci passare, troverai che la mente si fa sensibile senza diventare sentimentale.
E perciò conoscerà l’amore."
mercoledì 15 settembre 2010
L'anima dei libri
“Ogni libro, ogni volume che vedi possiede un'anima, l'anima di chi l'ha scritto e di coloro che l'hanno letto, di chi ha vissuto e di chi ha sognato grazie ad esso. Ogni volta che un libro cambia proprietario, ogni volta che un nuovo sguardo ne sfiora le pagine, il suo spirito acquista forza.” "L'Ombra del vento" di Carlos Ruiz Zafón

















