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lunedì 17 ottobre 2011

Semplicità - Alda Merini

La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri.

E noi abbiamo tanta difficoltà ad essere veri con gli altri. Abbiamo timore di essere fraintesi, di apparire fragili, di finire alla mercè di chi ci sta di fronte.
Non ci esponiamo mai. Perché ci manca la forza di essere uomini, quella che ci fa accettare i nostri limiti, che ce li fa comprendere, dandogli senso e trasformandoli in energia, in forza appunto..
Io amo la semplicità che si accompagna con l’umiltà.
Mi piacciono i barboni. 

Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle, sentire gli odori delle cose, catturarne l’anima. 
Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo. 
Perché lì c’è verità, lì c’è dolcezza, lì c’è sensibilità, lì c’è ancora amore.

giovedì 13 ottobre 2011

L'importanza di rallentare.

Fu correndo che capì l'importanza di rallentare! 
Per osservare la bellezza del mondo, sentire il profumo dei fiori, le risate dei bambini... le urla dei disperati, i lamenti dei poveri, Il piangere di una madre, le costruzioni degli uomini... opera delle sue mani, fatta di sudori!
Ma fu rallentando che osservando me, ho imparato ad apprezzare l'altro.
Rallentare ci permette di vivere l'attimo.
Se non riesci ad apprezzare gli attimi, corri finché puoi... e quando ti fermi, osservi con lo sguardo di un bambino, ricordando che la vita è l'attimo... scherzoso attimo.

Livia Cassemiro.


martedì 27 settembre 2011

Il giorno dopo.


Il giorno dopo è sempre così. 
Il giorno dopo qualsiasi cosa. 
Un anno bisestile, una passione non corrisposta, una sbornia di liquore dolce. 
Non riesci ad abituarti all'idea di essere già al giorno dopo. 
Ti ritrovi nel tuo primo pomeriggio del tuo primo di gennaio a metà novembre e ti accorgi di essere stonato, perché fuori tempo. Per gli altri è un giorno come un altro. 
Per te, è un giorno come te. 
Sei in ritardo. 
Non sei ancora uscito da ieri ed è già domani, anche se gli altri lo chiamano oggi.

dal libro "Il vizio dell'agnello" di Andrea G. Pinketts

Figli del Sogno - Renato Zero


Grazie per quando sorridete e per quando siete assorti.
Per quando vi applicate, per quando improvvisate, per quando immaginate, per come vi porgete, per quanto vi impegnate, per cio' che palesate!
Perche' cercate sempre, perche' ancora tentate, per come riuscite a somigliarvi e per come comunicate.
Perche' sapete attendere, subire e perdonare.
Perche' non indugiate. Per come amate forte e per come vi tramandate.
Per l'ansia di scommetere, per cio' che indovinate.
Per voi che la regola e' il gioco e la memoria il pegno.
Perche' non siete schiavi.
Perche' riuscite a vincere liberando i pensieri, per la vostra lealta'.
Perche' accetate sempre gli umori della vita.
Perche' piu' vi conosco e piu' non vi dimentico......
Grazie, grazie, grazia, grazie per tutta l'ispirazione.Per musica e parole.
Perche' comunque vada ci ritroviamo stretti nella stessa emozione.
Grazie da questa faccia, che non si e' mai negata, da questo palcoscenico da dove imparo la vita.
grazie ancora ragazzi, perche' tornate in tanti, con quell'idea magnifica di fare coro con i miei stessi sentimenti.
un mare di occhi e un'anima soltanto.
In quelle notti allo stadio....la luna era d'argento....il sogno era presente, piu' bello e piu' sereno; forte dell'esperienza, lui si e' concesso ancora un'altra volta....il volo!
Per 250.000 ragioni ha preferito restare....perche' lui e' davvero importante....e' passato e futuro......Ostinato presente!
e' lui: " L'amico assoluto", il " circo itinerante" la voglia che ritorna, il mio grido insistente.
E allora il giusto richiamo e' ancora una canzone.....Perche' noi " FIGLI DEL SOGNO" VE LE SAPPIAMO CANTARE

Con sempre crescente affetto
Renato Zero

mercoledì 21 settembre 2011

Onestà e sincerità.


L’uomo è irragionevole, illogico, egocentrico, 
non importa, amalo. 

Se fai il bene, ti attribuiranno secondi fini egoistici, 
non importa, fa il bene. 

Se realizzi i tuoi obiettivi, troverai falsi amici e veri nemici, 
non importa, realizzali. 

Il Bene che fai domani verrà dimenticato, 
non importa, fa il bene. 


L’onestà e la sincerità ti rendono vulnerabile, 
non importa, sii franco ed onesto. 

Quello che per anni hai costruito 
può essere distrutto in un attimo, 
non importa, costruisci. 

Se aiuti la gente, se ne risentirà, 
non importa, aiutala. 

Dà al mondo il meglio di te, e ti prenderanno a calci, 
non importa, dà il meglio di te. 

Madre Teresa di Calcutta

lunedì 5 settembre 2011

Settembre

Triste il giardino: 
fresca scende ai fiori la pioggia.
Silenziosa trema
l'estate, declinando alla sua fine.
Gocciano foglie d'oro
giù dalla grande acacia.
Ride attonita e smorta
l'estate dentro il suo morente sogno.
S'attarda fra le rose,
pensando alla sua pace;
lentamente socchiude
i grandi occhi pesanti di stanchezza.

Hermann Hesse

lunedì 18 luglio 2011

La luna nel secchio.


"Un monaco aveva a lungo studiato e meditato per raggiungere il nirvana. Ma senza successo.

Convinto di aver fallito il suo scopo, una notte si recò al pozzo per attingere l'acqua con un vecchio secchio di legno.

Tornando indietro, si accorse che l'immagine della luna si rifletteva nell'acqua del secchio. 
Si fermò ad ammirarla come in uno specchio.

All'improvviso il manico si spezzò, il secchio cadde a terra e l'acqua si disperse, e, con essa, scomparve l'immagine della luna.


Non più acqua, non più luna... il monaco ebbe un'intuizione della verità".

martedì 28 giugno 2011

Consapevolezza


Consapevolezza è una corsa che non è una gara, è una corsa con se stessi.
E' tentare di superarsi e non di superare.
Ritagliarsi il tempo necessario per arrivare all'essenza delle cose, all'essenziale.
Consapevolezza è capire che amarsi è varcare il confine fra due vie, fra l'appartenersi e il rifiutarsi.
E' la terza strada possibile, sospingersi nell'altro con dolcezza, lasciando spazio ma non distanza.
Consapevolezza è capire che superare se stessi non significa non fermarsi a respirare. Che il nostro cuore è una porta spalancata sul mondo e non sul ripostiglio di casa nostra.
Che sarebbe bello vivere buttando via la sveglia.
Ma il punto felice è anche sentire il rumore di una chiave nella porta di casa più o meno alla stessa ora e sapere che è la donna che ami che torna, e che dopo anni ha intorno ai lati della bocca quelle due piccole rughe nate dai sorrisi che avete condiviso. Avvicinarti per baciarla sugli angoli delle labbra ogni sera come se fosse la prima sera che ti sorprende la meraviglia, come se fosse la prima sera che ti accorgi della sua bellezza, che ti accorgi delle rughe d'espressione del suo sorriso.
E capire che non ti serve davvero nient'altro e che quando non ti accorgi dei miracoli è perché tu sei il miracolo della tua vita e lei è il tuo stato d'attimo e l'attimo infinito.

Massimo Bisotti

venerdì 27 maggio 2011

GLI ALIENI di Charles Bukowski

Puoi pure non crederci

ma c’è della gente

che attraversa la vita con

molto poco attrito o

angoscia.

Vestono bene, mangiano

bene, dormono bene.

sono soddisfatti della

loro vita familiare.

Hanno momenti di dolore

ma tutto sommato

nessuno li disturba

e spesso stanno

decisamente bene.

E quando muoiono

è una morte

facile, solitamente nel sonno.

Puoi pure non crederci

ma la gente così esiste.

Anche se io non sono uno di loro

eh no, io non sono uno di loro

non ci vado nemmeno vicino

a essere uno di loro

però loro sono li

e io sono qui. 

Foto web




venerdì 7 gennaio 2011

La poesia è il salvagente cui mi aggrappo quando tutto sembra svanire.

quando il mio cuore gronda per lo strazio delle parole che feriscono,

dei silenzi che trascinano...verso il precipizio.

Quando sono diventato così impenetrabile

che neanche l'aria riesce a passare.

Kahlil Gibran

mercoledì 22 dicembre 2010

Paradosso dell'amore

Ho scoperto il paradosso che se ami fino a soffrire non ci sarà più sofferenza, ma solo amore. 
Che se manca la pace è perché abbiamo dimenticato che apparteniamo agli altri.
Non pensare che l'amore, per essere genuino, debba essere straordinario. C'è solo bisogno di amare senza mai stancarsi. 
(Madre Teresa)
 

lunedì 20 dicembre 2010

Il Natale e l'obbligo della felicità.

A Lima, negli ultimi anni, durante la settimana di Natale la percentuale dei suicidi aumenta del 35%. Le ragioni — dice sul Comercio , il più importante quotidiano peruviano, il direttore dell’Istituto Guestalt, Manuel Saravia Oliver — possono essere fin troppo ovvie. Natale è una celebrazione degli affetti familiari, di una raccolta felicità, e chi se ne sente privo o povero ne soffre certo sempre, ma particolarmente in quei giorni. Giorni in cui si ostenta quel calore che gli manca e la cui mancanza si fa più acuta e talora insostenibile. Quel 35 per cento in più di morti disperati pesa come un dies irae. Chi ha detto che il Natale debba essere un karaoke della felicità, in cui Minnie e Topolino si vogliono eternamente bene, le famiglie sono sempre unite e i buoni sono anche contenti, tutte cose false sia in quella settimana sia nelle altre cinquantuno dell’anno? Il Natale ricorda la nascita di un bambino venuto al mondo nel più grande anche se finora fallito tentativo di portare la pace agli uomini — fallito non per colpa sua, ma perché la pace doveva essere portata, come sta scritto, agli uomini di buona volontà e di questi ultimi se ne vedono pochi. Quel neonato di Betlemme è inoltre destinato, nella sua opera di redenzione, a morire fra tremendi dolori fisici e morali di una morte infame, sulla croce; non promette la felicità, né in pillole né in panettoni, tant'è vero che, vedendo come va il mondo, quel bambino, cresciuto, dirà di essere venuto a portare non la pace, ma la spada. Non è un caso che, a Natale, si pensi sempre meno a lui, sostituito dal faccione paonazzo e svampito di Babbo Natale, giuliva e stolida caricatura della felicità.

mercoledì 15 dicembre 2010

Sognavo di cambiare il mondo ...

Quando ero giovane e libero e la mia immaginazione non aveva limiti, sognavo di cambiare il mondo. Come divenni più grande e più saggio, scoprii che il mondo non avrebbe potuto essere cambiato, così ridussi la mia visione e decisi di cambiare solo il mio paese, ma anche questo sembrava essere inamovibile. Come crebbi, al crepuscolo della mia vita, in un ultimo disperato tentativo, decisi di cambiare solo la mia famiglia, quelli più vicino a me. Ma anche questi non volevano niente di tutto ciò. E ora, che sono legato al mio letto di morte, capisco che se solo avessi cambiato per primo me stesso, forse, con l'esempio, avrei potuto cambiare la mia famiglia. Dalla loro ispirazione e con il loro incoraggiamento avrei quindi potuto cambiare in meglio il mio paese.
E chi lo sa, avrei potuto forse cambiare il mondo.

(dalla tomba di un Vescovo dell'Abbazia di Westminster)

mercoledì 17 novembre 2010

Vivere

A ridere c’è il rischio
di apparire sciocchi;

A piangere c’è il rischio ...
di essere chiamati sentimentali;


A stabilire un contatto con un altro c’è il rischio di farsi coinvolgere;

A mostrare i propri sentimenti
c’è il rischio di mostrare il vostro vero io;


A esporre le vostre idee e i vostri sogni
c’è il rischio d’essere chiamati ingenui;


Ad amare

c’è il rischio di non essere corrisposti;

A vivere
c’è il rischio di morire;


A sperare
c’è il rischio della disperazione e

A tentare
c’è il rischio del fallimento.

Ma bisogna correre i rischi,
perché il rischio più grande nella vita

è quello di non rischiare nulla.


La persona che non rischia nulla,
non è nulla e non diviene nulla.


Può evitare la sofferenza e l’angoscia,
ma non può imparare
a sentire
e cambiare
e progredire
e amare
e vivere.


Incatenata alle sue certezze,

è schiava.

Ha rinunciato alla libertà.


Solo la persona che rischia
è veramente libera.

Leo Buscaglia

venerdì 29 ottobre 2010

Sull'amore e l'odio - Krishnamurti


"Nessuno ti può insegnare ad amare. Se si potesse insegnare l’amore i problemi del mondo sarebbero molto semplici, no?... Non è facile imbattersi nell’amore. È invece facile odiare e l’odio può accomunare le persone... 
Ma l’amore è molto più difficile. Non si può imparare ad amare: quello che si può fare è osservare l’odio e metterlo gentilmente da parte. 
Non metterti a fare la guerra all’odio, non star lì a dire che cosa orribile è odiare gli altri. Piuttosto, invece, vedi l’odio per quello che è e lascialo cadere... La cosa importante è non lasciare che l’odio metta radici nella tua mente. Capisci? 
La tua mente è come un terreno fertile e qualsiasi problema, solo che gli si dia tempo a sufficienza, vi metterà radici come un’erbaccia e dopo farai fatica a tirarla via. Invece, se tu non lasci al problema il tempo di metter radici, allora non sarà possibile che esso cresca e finirà, piuttosto, con l’appassire. 
Ma se tu incoraggi l’odio e dai all’odio il tempo di mettere radici, di crescere e di maturare, allora l’odio diventerà un enorme problema. Al contrario, se ogni volta che l’odio sorge tu lo lasci passare, troverai che la mente si fa sensibile senza diventare sentimentale. 
E perciò conoscerà l’amore."

mercoledì 15 settembre 2010

L'anima dei libri


“Ogni libro, ogni volume che vedi possiede un'anima, l'anima di chi l'ha scritto e di coloro che l'hanno letto, di chi ha vissuto e di chi ha sognato grazie ad esso. Ogni volta che un libro cambia proprietario, ogni volta che un nuovo sguardo ne sfiora le pagine, il suo spirito acquista forza.” 

"L'Ombra del vento" di Carlos Ruiz Zafón

martedì 27 luglio 2010

A tale sfida bisogna rispondere.

...Più intensa è la sfida, più grande è l’energia necessaria per affrontarla. L’angoscia è questa sfida. A tale sfida bisogna rispondere. Ma se uno risponde fuggendo, cercando conforto, allora dissipa l’energia di cui ha bisogno per affrontarla.
Non vi è scampo; non vi è scampo perché, se uno tenta di fuggire, l’angoscia resta sempre, come un’ombra, come un volto, non lo abbandona mai: perciò restate con essa, senza alcun movimento del pensiero. Se uno fugge, non l’ha risolta; ma se resta con essa, senza identificarsi con essa – perché è quella sofferenza – allora tutta l’energia è presente per affrontare la cosa straordinaria che sta accadendo. Dalla sofferenza viene la passione.

C’è una soluzione, c’è una fine all’angoscia, c’è una fine della paura ... completamente. Soltanto allora vi è la possibilità di conoscere che cos’è l’amore. Uno pensa che imparerà qualcosa dalla sofferenza, che vi è una lezione da apprendere dalla sofferenza. Ma quando osserva la sofferenza in se stessa, senza fuggirne, ma rimanendo totalmente con essa, senza alcun movimento del pensiero, senza nessun sollievo o conforto, ma aggrappandosi completamente a essa, allora vedrà compiersi una strana trasformazione psicologica.
L’amore è passione, che è compassione.
Senza quella passione e quella compassione, con la sua intelligenza, l’individuo agisce in un senso molto limitato; tutte le sue azioni sono limitate.
Dove vi è la compassione, l’azione è totale, completa, irrevocabile.


-Dalla negazione viene il positivo chiamato amore - 1977 -Jiddu Krishnamurti- 





sabato 3 luglio 2010

Responsabilità

...Vedendo tutto ciò, la confusione, la grande infelicità, il senso di enorme malessere, ogni serio indagatore direbbe che è possibile trasformare questa società solo se l'individuo trasforma realmente se stesso, ovvero se si rigenera dalle fondamenta. La responsabilità di questa trasformazione ricade sull'individuo, non sulle masse o sui preti, sui templi o le chiese, ma su ogni essere umano consapevole di questa spaventosa confusione politica, religiosa ed economica.

(Jiddu Krishnamurti -Un modo diverso di Vivere)



venerdì 18 giugno 2010

La parabola della Bianchezza

[...] Immagina di essere in una stanza bianca,

con le pareti bianche, il pavimento bianco,

il soffitto bianco, e niente angoli.

Immagina di essere sospeso in questo spazio bianco da una forza invisibile.

Sei appeso lì, per aria.

Non puoi toccare nulla, non puoi udire nulla,

tutto ciò che vedi è bianco...

Quanto credi di poter «resistere» nella tua esperienza?

"Non molto a lungo... Esisterei, ma non potrei conoscere nulla su me stesso.

Molto presto impazzirei."

Esatto. Lasceresti la tua mente, in modo letterale.

La mente è quella parte di te che ha il compito di ricavare un senso da tutti i dati che riceve

e senza dati in arrivo non ha nulla da fare.

Ora, nel momento in cui vai «fuori di testa», cessi di esistere nella tua esperienza.

Ovvero, cessi di sapere qualunque cosa specifica su te stesso.

Sei piccolo?

Sei grande?

Non puoi saperlo,

perché non c'è nulla al di fuori di te con cui compararti.

Sei buono?

Sei malvagio?

Non puoi saperlo.

Non puoi neppure sapere se sei davvero lì,

perché non hai punti ci riferimento.

Puoi concettualizzare, certo, ma non puoi sperimentare nulla.

Poi accade qualcosa che cambia tutto...

Appare un puntino sulla parete,

come se qualcuno lo avesse disegnato con una penna stilografica.

Nessuno sa realmente come ha fatto quel punto ad arrivare lì,

ma non ha importanza, perché è ciò che ti ha salvato...

Ora ci sei tu, e c'è il Punto Sulla Parete.

Improvvisamente puoi di nuovo prendere delle decisioni,

puoi di nuovo fare delle esperienze.

Il punto è lì, e ciò significa che tu devi essere qui.

Il punto è più piccolo di te, quindi tu sei più grande di lui.

Puoi cominciare di nuovo a definirti, in rapporto al Punto Sulla Parete.

Il tuo rapporto con il punto diventa sacro, perché è stato lui a restituirti un senso di te stesso...

Ora nella stanza arriva un gattino.

Tu non sai chi sta provocando questi eventi,

ma sei contento, perché ora puoi prendere altre decisioni.

Il gatto sembra più morbido di te.

Ma tu sembri più intelligente (almeno a volte!).

E sei più forte.

Nella stanza cominciano ad apparire altre cose e tu inizi a espandere la tua definizione di Te Stesso.

Poi... finalmente comprendi:

Solo in presenza di qualcos'altro puoi conoscere te stesso.

Questo qualcos'altro è ciò che tu non sei.

Perciò:

in assenza di ciò che Non Sei...

ciò che Sei... non é.

Hai ricordato un'enorme verità e assumi l'impegno di non dimenticarla mai più.

Ricevi a braccia aperte tutto ciò che arriva nella tua vita: persone, luoghi, cose.

Non rifiuti nulla,

perché ora sai che tutto ciò che appare nella tua vita è una benedizione:

ti offre una nuova opportunità di definire chi sei e di conoscerti in quel modo.


da Amicizia con Dio
di Walsch Neale (Sperling e K.)

mercoledì 26 maggio 2010

Non ho bisogno di denaro.

Non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di ...fiori detti pensieri, di rose dette presenze,
di sogni che abitino
gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle
che mormorino all'orecchio degli amanti.

Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole
che risveglia le emozioni e da' colori nuovi


A.Merini