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giovedì 2 luglio 2009

L'uomo d'azione non è l'ignorante che si butta allo sbaraglio dimenticandosi, ma l'uomo che ritrova nella pratica le cose che sa.
Cesare Pavese

mercoledì 1 luglio 2009

Contemporaneo


"Contemporaneo è colui che tiene fisso lo sguardo sul suo tempo per percepirne non le luci, ma il buio. Contemporaneo è colui che riceve in pieno viso il fascio di tenebra che proviene dal suo tempo". (…) 
"Appartiene veramente al suo tempo, è veramente contemporaneo colui che non coincide perfettamente con esso né si adegua alle sue pretese, ed è per questo inattuale. Ma proprio grazie a questo scarto e questo anacronismo è in grado più degli altri di percepire e afferrare il suo tempo".

Giorgio Agamben

domenica 28 giugno 2009

Volete gradire?

Prego non fate complimenti.....Cheesecake o Torta della Nonna? In questo mondo virtuale abbiamo anche le torte virtuali....non ci facciamo mancare proprio niente....
Vi garantisco che l'odore che usciva dal forno ieri sera era caldo e invitante...quasi delirante....
Il sapore....mmhhh.....quello lo assaporerò tra un pò insieme ad amici, oggi siamo tutti in montagna, per fortuna si prospetta anche una bellissima giornata di sole....

Un pezzo di torta della nonna....la crema non è di quella istantanea, ma fatta con le mie manine....aromatizzata al limone.....

Cheesecake? E' la prima volta che la faccio ma ho già assaporato questa ricetta.....speriamo bene...
....volete anche un caffeino? :D

sabato 27 giugno 2009

Un bambino d'oro e di paura - Dedicato a Michael Jackson

In questi giorni ne ho sentite tante, troppe....come al solito quando uno se ne và, si ricorda di lui solo la parte migliore, l'articolo di Mina però mi è piaciuto....

"Se ne è andato un bambino. Che, probabilmente, non è mai stato veramente felice. Un bambino di cinquant’anni. Che non trovava pace nella continua ricerca di modificarsi per unificarsi a un modello che, forse, nemmeno lui aveva ben chiaro. Tante facce, troppe facce e nessuna definitiva, nessuna serena. Se ne è andato un bambino. E con lui se ne è andato il suo talento. Adesso, quelli della musica «dotta», sia classica che jazz, riusciranno a valutare il suo lavoro più serenamente.

Lo avevano soprannominato il re del pop. Termine vagamente derisorio se non dispregiativo col quale si usa definire la corrente musicale di carattere commerciale. Ma lui immagino che ne andasse fierissimo. Era esattamente quello che voleva. Arrivare diritto al cuore di tutti. E il bambino che se ne è andato, lì è arrivato e lì rimarrà. Nonostante la sua storia personale molto dura. Un padre violento che lo segnerà e atterrirà per sempre togliendogli dalla faccia e dal cuore anche il più piccolo segno di spensieratezza. Michael lo aveva dolorosamente svelato prima nella sua autobiografia Moonwalk, poi ne aveva parlato, fino ad arrivare alle lacrime, nell’intervista televisiva di Martin Bashir, nel 2003, dove raccontò che il padre, durante le prove o le sessioni di registrazione, ad ogni errore lo picchiava con la cintura o con qualsiasi altra cosa gli capitasse sotto tiro. Una notte, mentre lui dormiva, il padre piombò nella sua stanza da letto dalla finestra indossando una maschera terrorizzante e urlando a squarciagola. Da allora Michael soffrì di incubi e visse nel terrore che qualcuno lo rapisse.

Non c’è bisogno di scomodare Sigmund Freud per capire che da quel lungo trauma non è mai guarito. Le cifre della sua carriera sono fantasmagoriche, le più alte in assoluto sia come numero di spettatori che come numero di dollari percepiti. Eppure il bambino se ne è andato lasciando un mare di debiti. Un mare di chiacchiere. Un mare di delicati problemi legali. Un mare di parassiti. Un mare di enigmatica equivocità. Ma la musica, purtroppo o per fortuna, la musica non prende in considerazione alcuna piccolezza terrena, la musica rimane al di sopra delle teste dei suoi portatori, la musica svincola dalla storia umana. E il bambino che se ne è andato lascia dietro di sé l’oro della sua arte e il disegno animato delle sue sembianze fisiche."


Mina - La Stampa 27/06/09

domenica 21 giugno 2009

"Le note di Cecco" dedicato a Francesco Nuti

Venerdì sera presso il forum del centro Pecci di Prato si è svolto lo spettacolo "Le note di Cecco" organizzato in occasione della presentazione del libro "Francesco Nuti - La vera storia di un grande talento" scritto da Matteo Norcini. Durante l'evento, gli amici e colleghi che lo hanno accompagnato durante la carriera artistica hanno ripercorso le musiche e le colonne sonore dei suoi film.
Francesco Nuti ha sempre rappresentato per me qualcosa di più di un semplice attore, con i suoi film ho legato ricordi e storie di qualche mio decennio , e poi parte di quel bagaglio di personaggi pratesi di cui noi concittadini siamo orgogliosi e che teniamo gelosamente stretto insieme ai cantuccini alla mandorla.

A dire il vero ho pensato fino all'ultimo che questo evento fosse un qualcosa finalizzato maggiormente alla vendita del libro di Norcini, invece ho assistito ad uno spettacolo "fatto col cuore" proprio a nome di Francesco, dove gli amici e il fratello hanno saputo raccontare di lui con una certa spontaneità tipicamente locale, senza impostazioni di rito, coscienti del fatto di parlare in mezzo alla gente che gli ha voluto e gli vuole ancora bene. Giovanni Veronesi, (sceneggiatore e attore insieme al Nuti, adesso infine regista e per giunta pratese) era il presentatore "disinvolto" della serata, non appena ha iniziato a parlare ha creato subito quella atmosfera goliardica dove a ruota sono intervenuti gli altri personaggi della serata. Come primo ospite è intervenuto Ezio Greggio, dove tra gag e non poche battute ha parlato della sua carriera e di un incontro di qualche anno avuto personalmente con il Nuti quando già aveva problemi con la depressione. Giovanni Veronesi per l'occasione ha presentato suo fratello Sandro Veronesi, lo scrittore. Anche lui ha raccontato una serie di ricordi di gioventù che lo hanno legato al Nuti.
Edoardo Nesi, scrittore dell'"Età dell'Oro", pratese pure lui, ci ha raccontato delle sue collaborazioni col Nuti e di quando, un 5 luglio, dovette imbiancargli di neve P.zza S.Croce a Firenze durante la ripresa di un film.
Riccardo Mariotti, cugino di Francesco nonchè scrittore di "Sarà per te" una delle più belle canzoni cantata dal Nuti a San Remo e riproposta anche da Mina. Matteo Becucci, vincitore di quest'anno di X-Factor ha cantato "Giulia". Ecco Giovanni Nuti, il fratello maggiore di Francesco, persona altamente eclettica, dottore, pittore, poeta, cantautore, ma sopratutto l'ideatore di tutte le colonne sonore dei film di suo fratello Francesco. Vi è stato un attimo di commozione quando ha raccontato che proprio il giorno stesso aveva chiesto al fratello se in occasione della serata doveva dire qualcosa al pubblico da parte sua. Francesco -racconta sua fratello -in un primo momento era contrariato, poi, con l'aiuto di uno stumento computerizzato (poichè non parla molto bene) ha detto: "Devi dirgli questa cosa: "io sto bene... e voi andate in pace..."
Di seguito ha cantato con la propria chitarra varie canzoni tra cui "primo ottobre", "Lovelornman", poi si sono uniti anche altri musicisti che hanno accompagnato Francesco durante la sua carriera. Per ultimo Alessandro Haber, attore con Nuti in "Willy Signori e vengo da lontano", racconta insieme a Veronesi una gaffe divertente fatta proprio la scorsa settimana al ritiro di un premio alla carriera all'OstaFilmFest.


Tutti insieme nel gran finale col pubblico cantando "puppapperaaaaa"......

Estratto da Wikipedia:
Francesco Nuti da settembre 2006 dopo un grave ematoma cranico dovuto ad una caduta , due mesi di coma, ha iniziato una lungo cammino di recupero, dal febbraio di questo anno è tornato a casa dalla sua famiglia a Prato, suo fratello ha dichiarato che ha iniziato a scrivere un libro di poesie che s'intitola
Poesie raccolte. Intanto l'amico Giovanni Veronesi già collaboratore di molti suoi film, ha espresso la volontà di portare nelle scuole italiane i film di Francesco Nuti e di presentarli agli alunni con qualche personaggio importante: nel frattempo, la Cineteca Nazionale gli ha dedicato una retrospettiva alla Sala trevi di Roma.

lunedì 15 giugno 2009

Children see. Children Do.

Bronze Lion 2007 al festival internazionale della pubblicità di Cannes.
Questo video si commenta da solo....
Passo velocemente di qui con la paura di rimanere invischiata in qualcosa che non voglio fare o non voglio leggere.... no stasera no, e forse neanche domanisera.
Come mio solito fare, dopo qualche sera passata a fare le ore piccole davanti al computer, mi viene la nausea....devo dire "stop" e staccare un po' la spina....
Se non mi vedete molto a giro, pensatemi mentre stò leggendo un buon libro perchè è proprio quello di cui ho bisogno veramente...a presto...

venerdì 12 giugno 2009

Fine scuola...

E' arrivata la fine della scuola...che dire...sono nostalgica, ho voluto immortalare il grembiule che ci ha accompagnato per questi cinque anni.
Si chiude un bellissimo capitolo, se ne apre un altro.
Baci e abbracci con le maestre, un
po' di magone, qualche lacrimuccia e via si riparte.....

A tutti i bimbi le maestre hanno regalato un piccolo quaderno rivestino con la classica carta da pacchi color beige, sopra scritto a matita, il nome del bambino, la data di oggi e "un quaderno per i tuoi pensieri più belli"....dentro una poesia in prima pagina:


Se non puoi essere un pino sul monte, sii una saggina nella valle,


ma sii la migliore piccola saggina sulla sponda del ruscello.


Se non puoi essere un albero, sii un cespuglio.


Se non puoi essere una via maestra sii un sentiero.


Se non puoi essere il sole, sii una stella.


Sii sempre il meglio di ciò che sei.


Cerca di scoprire il disegno che sei chiamato ad essere,


poi mettiti a realizzarlo nella vita.

Martin Luther King

Baci e abbracci con le maestre, un
po' di magone, qualche lacrimuccia e via si riparte.....

martedì 9 giugno 2009

La fiducia di base - Umberto Galimberti

..."nell'educazione della prima infanzia vedo padri e madri che promuovono un'educazione fisica e un'educazione intellettuale, ma non un'educazione emotiva, che è poi l'educazione dei sentimenti, delle emozioni, degli entusiasmi, delle paure. Tutte queste cose il bambino se le organizza da come può e soprattuto con gli strumenti che non ha.

Tra una palestra e un corso di nuoto perché bisogna crescere con un bel corpo, tra una spiegazione ora sbrigativa, ora articolata, ora un po´ imbrogliata perché bisogna diventare intelligenti, quanto passa tra genitori e figli di quella comunicazione indiretta per cui si sente nella pancia, prima che nella testa, che del padre e della madre ci si può fidare, perché li si avverte al nostro fianco nei primi movimenti un po´ impacciati della vita? Cura del corpo, cura dell´intelligenza, ma quanta cura dell´anima?

Qui gli adulti annaspano un po´. E veicolano l´amore attraverso le cose che in abbondanza acquistano per soddisfare quei desideri infantili che vanno a occupare il vuoto di comunicazione che già manifesta i suoi primi segni nella svogliatezza, nell´indolenza, nella pigrizia, nella ribellione e, nei casi più gravi anche se meno eclatanti, nella rassegnazione depressiva.

Quel che si può avvertire in questo periodo, caratterizzato da sovrabbondanza di stimoli esterni e carenza di comunicazione sono i primi segnali di quell'indifferenza emotiva, oggi sempre più diffusa nei giovani, per effetto della quale non si ha risonanza emozionale di fronte ai fatti a cui si assiste o ai gesti che si compiono.

E tutto ciò perché? Perché manca un'educazione emotiva: dapprima in famiglia, dove i giovanissimi trascorrono il loro tempo in quella tranquilla solitudine con le chiavi di casa in tasca e la televisione come baby-sitter, e poi a scuola quando, sotto gli occhi molto spesso appannati dei loro professori, ascoltano parole inincidenti che fanno riferimento a una cultura troppo lontana da ciò che la televisione ha loro offerto come base di reazione emozionale.
E così la loro sensibilità fragile, introversa e indolente che la scuola si guarda bene di educare, tracolla in quell'inerzia a cui li aveva allenati l'apprendimento passivo davanti al video e oggi davanti a internet, con frequenti fughe nel sogno o nel mito, nella ricerca neppure troppo spasmodica di un'identità, di cui troppo presto si dubita di poter reperire la fisionomia per incapacità di rintracciare radici emotive proprie.
Il tutto condito da un acritico consumismo, reso possibile da una società opulenta, dove le cose sono a disposizione prima ancora che sorga quell'emozione desiderante, che quindi non è sollecitata a conquistarle, e perciò le consuma con disinteresse e snobismo in modo individualistico, dove il pieno delle cose sta al posto del vuoto delle relazioni mancate.

"L'ospite inquietante" - Umberto Galimberti

domenica 7 giugno 2009

Una figlia come Hannah Montana...no grazie!

Premetto che non intendo dare lezione di moralismo, riporto una sequenza di pensieri sfarfugliati che mi passano per la testa ultimamente.

Giorni un po' pesanti, ogni genitore con figli a carico di questi tempi non vede l'ora di arrivare a fine giugno quando TUTTO sarà finito, la scuola, la danza, il calcio, il violino, le cene e i saggi di fine anno e così via.....
Finiremo di scorrazzare i nostri figli da una parte all'altra della città e finalmente apprezzeremo la gioia di vivere le cose con più lentezza. Peccato però che poi farà troppo caldo. Va bé.
Ma chi ce lo fare, mi domando ....com'è che è iniziato tutto questo ambaradam??? Fammi pensare....ah ecco, mia figlia ha quasi 8 anni e il pediatra mi consiglia di fargli fare sport per un piccolo problema di ginocchio valgo. La danza contemporanea è l'ideale perché si fanno esercizi a piede nudo e quindi si ottiene un rafforzamento ideale della muscolatura della gamba. Così ci siamo affacciate al mondo della danza più per necessità che per voglia di danzare. Passano gli anni, il primo, il secondo, il terzo anno, l'insegnante tutte le volte che mi incontra mi un sacco di complimenti per le attitudini alla danza di mia figlia...mah...a me troppi complimenti non mi sono mai piaciuti penso sempre ad un secondo fine. Però in effetti noto con piacere che mia figlia ci mette passione, mi dico.... bene, son soldi - e neanche pochi - spesi bene.....
Peccato che poi la scuola si sposta un po' più lontano da casa nostra, e tutto diventa un po' più complicato da gestire. Però lei, la ballerina è contenta e quindi pazienza se poi farò un di fatica a conciliare il tutto e se la sera prima delle 20.30 non saremo in casa....
E poi....ogni tanto provo a dirgli "ma perché non proviamo a fare qualche altro sport?" ....ma poi la vedo veramente coinvolta, lei che balla in ogni momento della giornata anche a casa, a scuola nell'intervallo di scuola con le sue amiche.
Va bé, lasciamo fare...

Ai nostri tempi andavamo al cinema a vedere Grease, ricordo i ragazzi che imitavano Danny Zuko e noi che ci sentivamo un po' Sandy, però nella versione grintosa e "cattiva" in tutina aderente di lycra nera.....
Di questi tempi invece al cinema si a vedere High School Musical uno - due e treeeee....... adesso ci si può immedesimare nella tenera Gabriella o nella perfida Sharpay, e che dire poi di Troy...
E come di rito, dopo ogni tormentone cinematografico, dopo un po' nelle cartolerie ecco che zaini, astucci, quaderni, penne...tutto ti ricordano che anche tu puoi far parte della banda di HSM e se non ti basta, giri l'angolo e.... puoi comprare il vestitino, il costumino, le mollettine per i capelli...cosa altro vuoi?
Non abbiamo bisogno di niente, grazie, odio qualsiasi oggetto che reclamizzi un film, un cartone, quello che vogliono gl'altri e non voglio io.
Con le amiche però è tutto un fermento, si imparano tra di loro a memoria le canzoni di tutti e tre i film ed hanno imparato la coreografie di diversi balletti. Tutti i giorni ad ogni intervallo, stesse musiche, stessi balletti.
...anche noi imitavamo Danny Zuko quando ballava " Greased Lightnin' " sul cofano della macchina....no?
Va , lasciamo fare...

"Mamma ma perchè non vediamo "Amici" come tutti?"
Non lo voglio vedere proprio perchè lo vedono tutti e cerco di fargli capire che si può vivere benissimo anche senza la De Filippi.
E poi si deve andare a letto presto, 21.30-21.45, non transigo. Non perchè sono un maresciallo, ma perchè i bambini hanno bisogno di dormire e la mia in modo particolare.
La finale di Amici, quella però l'abbiamo vista insieme. Le sue amiche a scuola parlavano così tanto di Angela, di Valerio & c. che ho ritenuto giusto farle vedere in prima persona di cosa parlavano le altre.
E poi, non è sempre semplice essere saldi a un principio, ogni tanto una vocina dentro di me si domanda se sono troppo rigida e cerco di capire se lei si sente un po' diversa dalle sue amiche.
La osservo, la studio, le faccio domande.....ma la vedo serena.
Mi basta e riprendo la mia strada.
Anzi la nostra strada perché affianco a me c'è mio marito, ovviamente.
Adesso in camera abbiamo il poster di Angela e il pomeriggio quando si può, ci vediamo Wanna Dance, gara spettacolo di mini-ballerini allo sbaraglio con relative coreografie da provare davanti allo schermo...e vai....
Nel frattempo la signorina Hannah Montana, normale adolescente di giorno ma pop star di notte, è arrivata anche sugli schermi di chi per scelta non ha la pay-tv, quindi anche lei adesso è entrata a casa mia.
A scuola per la cena di fine anno, grandi preparativi in fermento, ballano tutti, pure i maschi....
mia figlia sono mesi che a casa scrive a modo suo le coreografie, con le prese, contando le ottave ad ogni canzone....

Fino a qualche mese era sempre con me in cucina a tenermi compagnia, mi seguiva persino in bagno perché doveva parlare con me di tutto quello che succedeva a scuola....adesso sparisce...si chiude in camera, ha attaccato un cartello "bussare prima di entrare", apro la porta ed è lì che scrive la scaletta dei balletti di fine anno.
Certo sta crescendo, lo so, è normale che la camera adesso sia diventata come mai il suo rifugio.
Non è questo il punto, il distaccamento dai genitori ci deve essere, è fisiologico. ma non riesce a parlare altro che di musica, di danza, di prove, di sequenze....è diventata monotematica.
Ieri l'ho sorpresa con le cuffie del lettore mp3 negli orecchi, mentre faceva finta di cantare con il microfono in mano. E lei si guardava tutta convinta nel vetro della finestra.
Sembrava Hannah Montana.
Va lasciamo fare???....
Io non la vorrei proprio una figlia come Hannah Montana.

Non è per niente facile fare il genitore, specialmente quando ti accorgi che certi segnali infimi entrano di soppiatto in casa tua e non sai neanche come hai fatto a farli entrare, vogliamo "taggare" questi segnali? Parliamo di omologazione, di perdita di personalità? Parliamo infine di profitti a scapito dei più deboli? Ci sarebbe da dire mille cose.
Ma non voglio annoiarvi, non oggi.
Siamo noi che frastorniamo i ragazzi con una miriade di messaggi vuoti, siamo noi che gli educhiamo col nostro esempio.... poi un giorno ci arrabbieremo con loro perché pretenderanno di fare quello che abbiamo tacitamente acconsentito con i nostri comportamenti, senza battere ciglio.

Ierisera al tg, trasmettono un servizio sulla nazionale femminile di Ginnastica Ritmica, mi ricordo che un di tempo lei era rimasta affascinata da tutti quei nastri colorati che ondeggiavano per l'aria..."ma perché non provi qualche volta per vedere se ti piace?"....... :)

Foto web

sabato 6 giugno 2009

Maledetti Toscani - Curzio Malaparte

"Io son di Prato, m’accontento d’esser di Prato, e se non fossi nato pratese vorrei non esser venuto al mondo. E dico questo non perché son pratese, e voglia lisciar la bazza ai miei pratesi, ma perché penso che il solo difetto dei toscani sia quello di non esser tutti pratesi.

S’immagini quello che sarebbero stati un Dante, un Petrarca, un Boccaccio, un Donatello, un Arnolfo, un Brunelleschi, un Michelangelo, se invece di nascere qua e là, sparsi tutt’intorno a Prato, fossero nati a Prato: e quel che sarebbero Firenze, Pistoia, Pisa, Lucca, Siena, Arezzo, Livorno, se invece di crescere sparpagliate, come sobborghi tutt’in giro alle mura di Prato, fossero state costruite proprio dentro Prato! Sarebbe stato certo un bel guadagno per tutti: perché la storia di Prato sarebbe stata la storia d’Italia, mentre ora la storia d’Italia è la storia di Prato.


Non mi par giusto, perciò, che fiorentini e pistoiesi, non so se per gelosia o per prudenza, fingano di non conoscerci, e a chi domanda loro notizie dei pratesi fan le finte di non saperne nulla, di non averci mai sentiti nominare: “Prato? la mi riesce nova”, e intanto si dan nell’occhio, e cercano di sviare il discorso, parlando di quanto è bella Firenze, e di quanto è grande Pistoia: quando Firenze, per noi pratesi, non è altro che una Prato di fuor di Porta Fiorentina e Pistoia nemmeno esisterebbe se a Prato non ci fosse la Porta Pistoiese.

E mi fan ridere, quanti credono di offendere i pratesi dicendo che sono il popolo più becero che sia in Toscana, anzi in Italia. Come se becero fosse un ingiuria. Un becero è un becero: cioè un toscano allo stato di grazia. E i pratesi son beceri, quando son beceri, non per il fatto che lavoran gli stracci, [...], bensì per il fatto che dicono a voce alta in piazza quel che gli altri italiani tacciono o sussurrano fra quattro mura, in famiglia, e che non han paura di parlare come pensano, mentre gli altri italiani pensano come parlano, cioè biascicando i pensieri come biascicano le parole, e che non temono di “bociare” anche quando hanno torto, mentre gli altri italiani temono di vociare anche quando han ragione, e che, finalmente, son beceri ma pratesi, mentre gli altri italiani son beceri senza neppure il beneficio d’esser toscani, e pratesi."
Curzio Malaparte

...altri tempi, ma fino a trent'anni fà i pratesi erano così, qualcuno a dire il vero lo si trova ancora...

Foto web

giovedì 4 giugno 2009

Google fà i capricci



Probabilmente avrete avuto lo stesso mio problema, ho già richiesto assistenza da diversi giorni, ma non riesco a venirne a capo.
Spesso non riesco ad accedere alla pagina dei commenti, non funziona correttamente neanche la posta di gmail.
Seguendo i consigli del forum ho rimosso il widget dei "Lettori Fissi" ma la situazione non è cambiata.
Da quello che mi risulta, i problemi nascono navigando con Internet Explorer, non con Firefox.
Non è una problema di computer, svuoto sempre la cache, non riesco a capire cosa devo fare.
Pazientiamo ancora un po'....

martedì 2 giugno 2009

Festa Nazionale della Repubblica - 2 giugno

"..L’Italia si è ritrovata unita di fronte alla drammatica emergenza del terremoto. E si è, negli ultimi mesi, ritrovata unita nel celebrare il 25 aprile, giorno della Liberazione dal nazifascismo, del ritorno alla pace, alla libertà e all’indipendenza; si è ritrovata unita nel rendere omaggio alle vittime del terrorismo, delle stragi, della violenza politica di ogni colore; si è ritrovata unita nel ricordare con gratitudine gli eroici magistrati e appartenenti alle forze di polizia caduti nella lotta contro la mafia.
Sono stati altrettanti segni di unità del paese attorno a valori di democrazia e di solidarietà propri della nostra Costituzione.

Segni di unità tanto più importanti quanto più sono aspre le contrapposizioni politiche e istituzionali, soprattutto in periodo elettorale.
...E specie per prendere finalmente la strada delle riforme necessarie al paese e al suo sviluppo c’è bisogno di più coesione sociale e nazionale: nel rispetto dei diversi ruoli istituzionali; nel libero e civile confronto tra le diverse opinioni.
Sono convinto che sia questo un auspicio diffuso tra gli italiani.
Di certo è il mio augurio nell’interesse della Repubblica che oggi festeggiamo perché dal 2 giugno del 1946 con essa si identifica la nostra Patria."


Non mi vergogno a nasconderlo....
ma quando sento l' Inno d'Italia mi emoziono,
sia quando un'atleta italiano sale sul podio, sia quando come oggi,
mi ritrovo in mezzo ai festeggiamenti della Festa della Repubblica...

mercoledì 27 maggio 2009

Quelli della notte

Giardino del Lussemburgo - Parigi

-->Ottobre 2008
Ospedale - Medicina Prima - terzo piano

Ancora una lunga notte da passare in una delle tante squallide camere a sei posti, solito reparto, solite facce, questa notte però si prospetta calma, gli infermieri sono già passati per sistemare uno per uno tutti i malati, come si fa con i bambini piccoli.
Stranamente c’è pace, una pace reale per chi stasera riesce a dormire tranquillo, ma anche una pace apparente… per chi è imprigionato nel proprio corpo a tal punto che non riesce nemmeno più a lamentarsi.
Mi ritrovo ancora una volta su questa poltrona, una di quelle che abitualmente prendiamo dalla sala di attesa e trasciniamo per il lungo corridoio fino alle stanze dei malati cercando di non fare rumore, ma che poi ad ogni occasione goffamente sbattiamo nella porta o in qualche letto, noi, “quelli della notte”, abituati ai lamenti e ai deliri delle persone anziane, noi, che anche quando torniamo a casa dalle nostre famiglia, sentiamo nella testa rimbombare come un’allucinazione uditiva il suono del campanello che avvisa gli infermieri che qualcuno ha bisogno di loro.
Durante il giorno invece, stiamo seduti su una sedia di plastica verde smeraldo, che quando ci sei seduto sopra e ti muovi appena, l’odioso scricchiolio dà ragione a qualche occhietto ancora lucido di aprirsi per capire cosa stai facendo.
Su queste sedie e su queste poltrone chissà quante persone sono passate, quanti hanno pianto e si sono disperati, quanti avranno pregato il loro Dio e quanti avranno sperato in un giorno migliore.
Stasera siamo in due a piangere per la propria mamma. Non sono sola.
Nel letto di fronte, un signore con qualche anno più di me, in piedi tiene la mano della propria mamma oramai in coma irreversibile.
Quasi spenta ma alla ricerca frenetica di ossigeno, il suo corpo ancora sussulta, chissà ancora per quanto.
Suo figlio tiene la mano come si tiene la corona di un rosario, ma invece di invocare la Madre di Gesù, leggo sulle sue labbra una frase che riconosco “Nam myoho renge kyo”, mi sembra di
ricordare il significato di questo mantra buddista.

Questo reparto di ospedale ospita di solito persone anziane e proprio per questo per molti di loro si conclude l’atto finale della vita materiale, condiviso chi con i propri cari, chi con la propria badante, mentre i più sfortunati in completa solitudine.
Quasi mai velocemente, qui di solito si stenta a morire.
Qui se muori è perché hai ricevuto una grazia.
La cosa più infinitamente triste è che chi è ricoverato qui, spesso si rende conto di dove è, che probabilmente è alla fine dei suoi giorni.
Non conto più le volte che sono entrata qui dentro. All’inizio ero invasa da una specie di ribellione e soffocamento, non avevo mai provato fino a quel momento cosa significasse pensare alla morte di un mio stretto parente.
Da una parte il dolore e lo sgomento, dall’altra la speranza.
E poi… a momenti tanta rabbia.
Rabbia verso la mia famiglia e i loro problemi, non i soliti problemi purtroppo, per spirito di sopravvivenza ho dovuto fare finta di niente anche con me stessa.
Ma sai com’è… a volte ritornano.
Niente paura, adesso la rabbia almeno per il momento è scomparsa, di fronte a tanta sofferenza mi sono arresa.
Stavolta è una sofferenza reale, tangibile, la comprendi senza fatica.
La rabbia non serve a niente se non a soffocare e a complicare ancora di più le cose….


..Ad un tratto mia mamma apre gli occhi , mi osserva e mi chiede cosa stia facendo, le rispondo sorridendo “scrivo, sai …sono una scrittrice”, lei sbuffa un sorriso, si vede che questa cosa le piace perché è tanto che non la vedo sorridere e prima di richiudere gli occhi mi dice “scrivi , scrivi….io dormo”.

Spesso penso a chissà quante cose abbiamo in comune e non ne sono mai venuta a conoscenza. Forse, se a suo tempo avesse scritto qualcosa di sé , magari avrei avuto un’occasione in più per poter intuire più facilmente cosa magari ci assomigliava.
In questo momento mi viene in mente che ci piace ad entrambe addormentarci su di un lato, poi non mi viene in mente altro.
Penso ai suoi anni sprecati nell’offuscamento della depressione, chissà la causa, di certo, mi ripeto sempre, non lo ha fatto di proposito.
Adesso dopo tutti questi mesi di sofferenza fisica dovuti ancora non lo so a cosa, non ho ancora avuto la grazia di sapere per quale motivo mia madre probabilmente morirà, mi piace pensare a come sarebbe bello che ci fosse un po’ di pace, ora che il dolore le ha reso lo sguardo più lucido , ora che forse avrebbe la capacità di apprezzare il profumo di un fiore, di fare una conversazione, magari di vedere crescere un po’ sua nipote, poi magari il silenzio, ma prima un po’ di pace per poter dare un minimo di riscatto a questa sua esile esistenza.

Me lo avevano detto, il dolore a volte viene per dare un significato alla propria vita e anche a quelli che ti stanno accanto, forse per aiutarci a dare un senso al nostro presente, per mettere in luce l’essenziale, per poter riuscire a spazzare via le cose e i discorsi inutili, quello di cui veramente ognuno di noi ha bisogno ma di cui ce ne rendiamo conto solamente quando ci viene a mancare.
Il dolore lo definirei come un tergicristallo, quando non riesci a capire in quale direzione devi andare, eccolo in azione due, tre, cinque, otto passate, a seconda di quanto ne hai bisogno e il tuo parabrezza ti ritrasmette l’immagine reale di quello che ti sta davanti.
Certo però che paragone… :)

….Mente sto scrivendo, il respiro della signora davanti cattura la mia attenzione, la vedo prendere con forza un respiro, poi ancora....tre, quattro sospiri ancora forti.... e poi il
silenzio assoluto, niente più sussulti, niente di niente, guardo con sgomento suo figlio perché mi sembra che non si renda conto di quello che stà succedendo.
Infine per ultima, una leggera strana tossetta.
Lui cerca di capacitarsi, di capire se respira ancora, intanto il tempo passa, secondi lunghissimi, interminabili. Finalmente si è deciso a suonare il campanello per chiedere aiuto, io paralizzata dall’attimo, non riesco a dire niente come se qualcosa di me non volesse in quel momento mettersi nel mezzo tra una madre e un figlio.
Ancora lui però non si è arreso, quando arriva l’infermiera fà una precisa domanda, lei in un modo così glaciale che mi ricorderò per un bel po’, conferma il decesso.
Arrivano i dottori, altri infermieri, tirano le tende intorno al letto e ci fanno uscire, lui con le mani si copre il volto e piange e io non posso fare a meno di dargli una pacca sulla spalla e piangere con lui.

C’è un tempo per nascere e un tempo per morire, stasera sentivo che era una notte particolare, mentre scrivevo, la Signora Bianca, l’ho vista in faccia per la prima volta, altre volte mi aveva anticipato, magari di poco, ma non ero riuscita mai a vederla nel pieno della sua rappresentazione.

Casualmente ripenso a undici anni fa, nel piano di sotto in un corridoio identico... ma stavolta nel reparto maternità, a me che piangevo singhiozzando al passaggio di una culla termica con
dentro un bimbo appena nato accompagnato da una nonna e una sorellina.

C’est la vie.


P.s. Questo post l’ho scritto riprendendo parti di un mio manoscritto di qualche mese fà, è un pò triste lo sò, ma riflette un periodo piuttosto intenso e recente della mia vita, ci tenevo a precisare che mia mamma ha avuto un’altra occasione per ripartire, alla fine abbiamo capito la causa del suo malessere fisico e adesso stà molto meglio, la vita come speravo, gli ha dato un’altra opportunità.

lunedì 18 maggio 2009

Torino



“Torino mi sembrava la città più graziosa d’Italia e, per quel che credo, d’Europa, per l’allineamento delle strade, la regolarità delle costruzioni e la bellezza delle piazze, la più nuova delle quali è circondata da portici …”.      

Charles de Brosses 1740

















venerdì 15 maggio 2009

Conoscenze


Poco tempo , tra un impegno e un altro, presso la scuola di danza ho incontrato la mamma di un'amica "ballerina" di mia figlia, le bambine si conoscono bene ma tra noi mamme non c'è mai stata occasione di fare grandi discorsi, solite cose, come va, tutto bene e così via.


Mentre aspettavamo il ritorno delle nostre care amate bambine ci siamo messe comode a sedere a parlare del più e del meno, non bene com'è iniziata, ma dal nulla siamo entrate in un turbinio di parole, questionando dei problemi dei giovani di oggi e delle loro famiglie, poi sui grandi mali della società e così via...argomentazioni un po' inusuali per mamme di corsa in un tardo pomeriggio di primavera.

Ad un certo punto, come risvegliata da un sogno, ho riflettuto un attimo sulla situazione un po' insolita a cui stavo partecipando e mi è scappato da ridere ad alta voce perché probabilmente le altre mamme vicino a noi ci stavano ascoltando.

Ci siamo guardate e anche la mia amica rideva perché anche lei si era resa conto che ci eravamo eclissate dal resto del mondo giocando un po' a fare le "intellettuali".
Poi ci siamo girate verso le altre e sempre ridendo gli abbiamo detto "scusate eh.... ma abbiamo colto l'ispirazione del momento", penso che di sicuro avranno pensato che non eravamo molto centrate.


Le bambine sono arrivate, ci siamo salutate e poi... "ehi, troviamoci qualche volta..."
Si, penso proprio di si.....

Non esiste niente di più gratificante di trovare persone che abbiano un filo diretto con te.
Non come può capitare, è un attimo, è come entrare in un tunnel di luce, come se improvvisamente passasse un treno e tu in una frazione di secondo decidi di salirci sopra.
Chissà dove porterà questo treno, sono curiosa.

mercoledì 13 maggio 2009

Donne con le palle

Prendendo ispirazione dai commenti del mio post precedente, mi sono ricordata di un breve capitolo dal libro "Col cavolo" di Luciana Littizzetto.
L'ho trascritto con le mie piccole manine da dattilografa da due soldi, pero' adesso sono soddisfatta, perchè sul web non l'ho trovato.

A parte le varie battute della Littizzetto, il finale lo voglio dedicare a tutte le mie colleghe donne...
"Buonanotte al secchio. E' tutta colpa del corpo calloso. Altro che cucche. Noi baiadere non solo abbiamo fianchi consistenti, polpacci da lottatori di sumo e pancette da piccolo buddha, ma anche un corpo calloso più spesso.
Che sarebbe a dire che con gli anni ci abbiamo fatto il callo? Anche.
Ma Piero Angela la spiegherebbe diversamente. Praticamente nelle donne il fascio di fibre nervose che collega l'emisfero destro a quello sinistro del cervello è più voluminoso.
Questo significa che pensiamo più in fretta, parliamo più veloce e facciamo prima a darci una mossa. Gli uomini invece, avendocelo piccolo piccolo, il corpo calloso intendo, non possono contare su connessioni rapide degli emisferi. Quindi riescono a fare una sola cosa per volta.
E a pensare un solo pensiero. E son pure pieni di fisime. E' per via dello stramaledetto corpo calloso che nel lasso di tempo che impiega il nostro boy a cambiare le pile dell'orologio a muro noi sparecchiamo la tavola, prepariamo il caffè, stendiamo il bucato, raschiamo le carote, scendiamo il cane, concimiamo le begonie e telefoniamo all'amante. Il mio visir.
Adesso vi racconto. in autostrada quando arriva al casello abbassa l'autoradio. Normale?
, sarebbe normale se lo facesse per sentire chiaramente quel che dice il casellante. Peccato che noi abbiamo il telepass, santissimo telepass. Bippp.... Lui non cela a superare il casello e ad ascoltare gli Steely Dan contemporaneamente. E io son lì con il mio corpo calloso che freme.
E allora chiudo gli occhi e penso positivo. Penso che è proprio grazie a lui, a quel ponticello del cervello che col tempo noi donne ci siamo emancipate. abbiamo raggiunto quasi la parità.
E quando riusciamo a fare le cose perbenino ci dicono pure che siamo donne con le palle.
Mammamia che orrore. Io non voglio essere una donna con le palle.
Le tette mi bastano e avanzano. Non so voi ma io non l'ho mai avuta 'st'invidia del pene.
Ho avuto nostalgia, qualche volta. Ma chi lo vuole? Lo stimo, ilpene.
E' un bell'articolo, per carità. Sa essere divertente quando si impegna.
Quando non ha bisogno di un viagra station wagon. Ma che rimanga lì dove' è sempre stato.
Non mi interessa assolutamente. Neanche in saldo.
Io voglio rimanere una donna normale. Che non si mettere i piedi in testa ma sa tollerare. Invece adesso serpeggia tra il gentil sesso 'sta mania della rivincita.
Vogliamo aver sempre ragione. Anzi. Riprenderci la ragione. Non essere felici.
E' di questo che si muore. Si muore nell'ostinato tentativo di avere ragione. Ma la ragione non è mai tutta da una parte. Con il corpo calloso che ci ritroviamo dovremmo capirlo, no?
Per aver ragione si è disposti a tutto.
Anche a guastare la vita propria e quella degli altri.
Io ho deciso.

Non voglio avere ragione. Voglio essere felice."
Foto web

sabato 9 maggio 2009

Fiori? ...si...ma di Bach!



Provenza 2007

Oggi è stata una giornata tranquilla e serena, potrei quasi dire una giornata felice anche se non ho fatto niente di particolare, forse perché era una giornata calda quasi estiva, così calda che per l'occasione abbiamo tirato fuori dopo tanti mesi il tavolo con le sedie in terrazza, così la sera abbiamo cenato fuori.
Ho sistemato un po' le mie piante, sopratutto quelle grasse, oggi finalmente mi sono sentita bene, carica di energia, chissà se devo ringraziare l'effetto della cura con i fiori di Bach, oppure sarà solamente il cosiddetto "effetto placebo". 
Ma poi, in fondo chi se ne frega, ben venga la "magia" dei  fiori di Bach o quello che è, non voglio fossilizzarmi sulla causa del mio stato euforico, quello che mi interessa è solamente il risultato.
Penso che veramente scarica come a questo giro non lo sono stata mai, non è solamente questione di sentire un po' la primavera, è proprio vera e propria mancanza di energia, più mentale che fisica.
Qualcuno ogni tanto mi dice che dipende dal periodo di stress che ho avuto fino a qualche mese fà, ma non saprei, io voglio solo che questo mio torpore mentale finisca...
A volte mi sento talmente inchiodata a terra, penso a quello che dovrei fare ma non trovo la voglia di farlo, tutto mi sembra un'impresa colossale.
Qui faccio una premessa, di depressione non voglio sentirne neanche parlare, ho cancellato questa parola dal mio dizionario personale, purtroppo ho toccato con mano gli effetti devastanti di questa malattia su persone a me vicine, è come se avessi fatto un giuramento a me stessa, vada per i periodi scarichi più o meno lunghi, ma io con le scatole di antidepressivi non voglio averci a che fare proprio niente. 
Ultimamente una persona mi ha detto che forse il mio problema è che semplicemente penso troppo, ecco, su questo non posso dire niente, è la verità.
Insomma fondamentalmente sono una persona sorridente, attiva e voglio continuare ad esserlo, sono su questo pianeta da qualche anno e come tutte le persone di questo mondo ho avuto pure io qualche problema, ma chi è che non ha mai avuto problemi....
Di certo se imparassi ad essere più menefreghista vivrei meglio sicuramente, ma poi non riuscirei ad essere in pace con la mia coscienza.
Cerco per quanto mi è possibile di difendermi dai ricatti psicologici di chi mi stà accanto e a volte non si rende conto del meccanismo che mette in atto.
Certo, mai come adesso avrei voglia di rispettare i "miei tempi", ma cosa faccio, non vado più al lavoro e vado a fare delle belle girate???
Bello sarebbe prendersi un anno "sabbatico", potrei scrivere un libro o scalare l'Everest o anche meno...adesso mi viene in mente quando davvero ho preso un anno di "pausa" dal lavoro, ovvero quando è nata mia figlia.
Questo è stato l'anno più felice della mia vita, in assoluto.
Lì non ero alla ricerca della felicità perché c'era di già, era reale, si toccava con mano.
E anche mio marito era felice, perché quando tornava dal lavoro il giorno c'erano le sue donne a fargli compagnia.
Poi sono tornata a malincuore al lavoro e da lì in poi è stata sempre una corsa...
Forse sarebbe stato meglio fare la mamma a tempo pieno, con qualche soldo in meno ma più felice. Ma chissà perché tutti ti consigliano di rientrare, perché se no poi "ti annoi, non hai i tuoi spazi, ti viene la depressione a stare in casa, dove lo ritrovi un lavoro così vicino casa"... mah ... se avevo dato retta al mio istinto chissà come l'avrei pensata adesso...forse mi sarei lamentata lo stesso?
Chissà ... ma guardiamo avanti ...

p.s. ueh....questo è il CENTESIMO post...

Dedicato a te ...


Ancora qui

Non è mai facile un ritorno
non è impresa da niente
ma finalmente arriva il giorno che tu fai pace con te
capire il vento, la ragione, il momento
spogliarsi di ogni incertezza, inseguire un canto...
anche se per gli altri sarà follia

Ad occhi chiusi io riconoscerei la mia prima volta,
tra quei sorrisi e quella sincerità il mondo era mio
quella minestra calda quanto mi manca
essere il primo a tutti i costi davvero stanca...
voglio respirare poesia,
la mia!

Ancora qui
per dire di si ai miei sentimenti
con l’onestà di chi non ha mai barato con te,
abbracciami adesso perché è tempo di noi
io non ti ho scordato, non l’ho fatto mai

Una domenica diversa da qui, talmente lontana
era un appello che forse per noi non tornerà più
i miei pensieri in volo dalla finestra
che diventava un pianeta quella mia stanza
se il coraggio un premio non è, cos’è...

Ancora qui
per dire di si,
riaccendere i sensi
affinché tu non mi veda più diverso da te...
Nessuna dogana per noi
nè ieri, nè mai...
ecco il mio indirizzo, torna quando vuoi :D

Lascia la porta spalancata alla vita
anche se l’hanno umiliata, brutalizzata
C’è ancora qualche cosa di me,
in ogni latitudine c’è,
qualcosa per cui ritornerei da te
da te.. ancora da te...