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giovedì 30 luglio 2009

Semina un pensiero

Semina un pensiero e raccoglierai un’azione,
semina un’azione e raccoglierai un’abitudine,
semina un’abitudine e raccoglierai un carattere,
semina un carattere e raccoglierai un destino.

C. Reade

Lugubre? no...


Indovinello

Un mare più vasto del mare
e tu non lo vedi.

Un mare nel quale vai nuotando
e tu non te ne accorgi.

Un mare che rumoreggia nel tuo petto
e tu non lo senti.

Un mare in cui te ne stai immerso
e tu non ti bagni.

Un mare da cui bevi
e tu non lo noti.

Un mare in cui vivi
finché non ti mettono sotterra.

Hans Magnus Enzensberger

lunedì 27 luglio 2009

Il rispetto per il prossimo

Se avete un pò di tempo, andate a leggere il blog de "Il circolo dei pensieri" scritto da Enzo "Il filosofo", io l'ho trovato per caso, mi piace leggerlo perchè ritrovo molto del mio modo di pensare.

Riporto il suo ultimo post La radice dell'intolleranza, parole semplici che possono aiutarci a fare personalmente un piccolo esamino di coscienza ma anche a focalizzare quelli che intorno a noi vivono di luce propria e ci guardano dall'alto in basso...

"Questa vignetta è dedicata a tutte quelle persone che hanno una grandissima considerazione di sè, delle proprie convizioni, delle proprie idee ma anche dei propri problemi; e nessuna per le convinzioni, le idee e i problemi degli altri.
Dedicata a quelle persone che, nei rapporti con gli altri, si comportano come se essi fossero il sole, e tutte le altre persone solo pianeti, pianetini e satelliti che devono per forza girare intorno a loro, brillare della luce che viene da loro.
Dedicata a quelli che vogliono sempre e solo sapere quello che c'è nel cuore degli altri, senza mai, ma proprio mai occuparsi un po' anche di quello che c'è nel proprio, a quelli che non si guardano mai dentro, che dicono sempre di essere sinceri, ma mai lo sono con se stessi.
Dedicata un po' alla radice dell'intolleranza, alla assoluta incapacità di vedere l'altra persona come un universo completamente diverso dal mio, da scoprire, da navigare, da esplorare, da rispettare."
Rimane sottotitolato, ci tengo a precisarlo perchè non si sà mai....che la vignetta ovviamente è figurativa, al posto del credente poco rispettoso nei confronti di un ateo, ci potrebbe essere anche un rappresentante di qualsiasi ideologia religiosa o politica, ma anche il titolare con il suo dipendente, il marito con la moglie, due amici.....fate un po' voi....

20 luglio 1969

Queste si che sono "tracce indelebili"...
« That's one small step for [a] man, one giant leap for mankind. »
Neil Armstrong
« Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un balzo enorme per l'umanità. »

Niente è banale per chi non è banale - Lidia Ravera

Niente è banale per chi non è banale.
Non c’è ripetizione per chi riesce a crescere ogni giorno,
per chi non si accontenta di se stesso e, instancabile, ritocca,
corregge, amplia, mette a punto, azzarda, scopre.
Bisogna essere irrequieti…
Bisogna viverlo con un certo fervore il tempo,
come fosse tutto utile, tutto buono, tutto necessario…
Essere esigenti: con se stessi, con gli altri.
Essere a disagio, sentirsi strani, sentirsi diversi.
Sentire l’ingiustizia, come un fastidio, come un impedimento all’armonia.
Sentire il privilegio quasi come un peso, un obbligo ad acquisire meriti.
Felici e scontenti. Scontenti anche di essere felici.
Credo ancora, con consapevole tensione, nella parabola dei talenti.
Credo che il privilegio obblighi a qualcosa.
Credo che non possa vantare diritti chi non si dà doveri…
Ma non è l’ambizione l’antidoto all’immobilità,
al pensar corto per paura che troppo rapidamente tutto scorra e ti possa travolgere.
L’antidoto più sicuro è l’attenzione.
L’attenzione scompone il tempo in tanti singoli momenti,
e ad alcuni regala una magica durata,
ad altri la puntiforme felicità della visione.
Vivere attentamente è vivere al presente,
attrezzandosi contemporaneamente per il dopo…
Guardare fuori, guardarsi dentro…
Vedo la gente soffrire per questa foga di rallentare il tempo.
Vedo discriminati i vecchi.
Vedo i ragazzi acciambellati sotto il tetto paterno a ventinove anni,
come gatti di casa decrepiti,
senza voglia di dar la caccia ai topi o andar per tetti.
Vedo me stessa, mentre provo a distendere le rughe sotto gli occhi,
e te preoccupato di quello che ti aspetta.
Voglio dirti che non è brutto crescere.
Neppure nella tetra variante di invecchiare.
Non è brutto. 
Perdi di leggerezza, acquisti peso
Ma il peso è stabilizzante. Non è male.
E non viene necessariamente per nuocere.
Crescere è accumulare. E’ ricchezza.
E’ il succedersi delle esperienze.
Se si ricorda di non dimenticare le trafitture di delusioni o i dubbi,
è quell’arte meravigliosa di imparare che, fino alla fine,
può mantenerci umani, può spalancare i cancelli
che separano un’età dall’altra e rendono così dolorosi i passaggi…
Non c’è trucco. E’ come una disciplina quotidiana.
Cercare lo stupore…
Nessuno sa, di quelli che credono di sapere.
Tutto è ancora possibile…

mercoledì 22 luglio 2009

3,40 a.m.

Stanotte è una notte di quelle che non si riesce a dormire senza un motivo ben preciso, di colpo ti svegli nel cuore della notte, cerchi di riprendere sonno il prima possibile, poi timidamente alla porta bussa un pensiero di quelli che vorresti scrivere di getto.
Gli dici di non entrare, ma lui finta di non sentire le tue parole, allora lo implori, perché sai che i pensieri sono come le ciliege, uno tira l'altro, gli dici di passare un'altra volta magari ad un'altra ora un po' più decente, adesso devi dormire, hai bisogno come l'aria di riposare, domani ti aspetta un'altra giornata intensa...

...ecco lo sapevi... ti ritrovi con la penna in mano, almeno hai la decenza di non accendere la tua porta al mondo virtuale...a te in fondo spesso piace scrivere alla vecchia maniera, poi magari ritrascrivi tutto tramite tastiera in un secondo momento.
Cerci così di dare sfogo a questo tuo bisogno impellente senza andare a stimolare quello di cui adesso non hai minimamente bisogno, ti liberi solamente di un qualcosa che preme e che vuole uscire fuori, come un bisogno fisiologico notturno...

Scrivere è come dare pace ad una pallina impazzita di un vecchio flipper nel momento che sei stanco di continuare tra rimbalzi e bonus, alla fine trovi un senso compiuto nel vedere scendere in picchiata la pallina diritta verso di te nella buca, e il "game over" potrebbe essere un tranquillo "vai in pace".
Si, ma cosa era tanto importante da voler scrivere nel cuore della notte?

Ve lo dirò un'altra volta, mi sono accorta proprio adesso che ho già scritto un post....
'notte.... :)

giovedì 16 luglio 2009

ci sono... ci sono...

Ci sono, ci sono.... qualcuno di voi si è preoccupato per la mia assenza, ma anche se non riesco a postare....ci sono, e dove vuoi che vada...
E' caldo, oggi in particolar modo, sono due settimane che grazie al godimento delle ferie altrui sto lavorando a "cottimo", che vuoi fare, prima o poi questo "tour de force" finirà e tra un mese toccherà a me ad abbronzarmi e a tuffarmi nell'acqua salata!!!
La sera non riesco neanche ad accendere il computer, non trovo il fiato - e nemmeno la testa - per fare una frase che abbia un senso compiuto, tutto quello che riesco a fare lo faccio pure male...quindi.... è bene rimandare a quando sarò più fresca.... :D
un saluto di buona estate a chi mi leggerà....

domenica 5 luglio 2009

Rievocazione della Battitura del grano

Dalla fine di giugno ai primi di luglio, presso alcune aziende agricole tra Prato e Pistoia, viene revocato "la battitura del grano" con i mezzi, i modi e gli abiti dei tempi di una volta.

La battitura - o trebbiatura - del grano era un'occasione di festa durata fino ai primi degli anni sessanta ed era il momento dove si vedevano realizzate le fatiche di uno dei più importanti lavoro dei campi, con il grano ottenuto si otteneva la farina, trasformata di seguito in pane, pronto a sfamare le famiglie dei contadini e del padrone del podere con il quale si dividevano le parti del raccolto prima di metterlo al sicuro.

La trebbiatrice è una macchina che appartiene ormai al passato, sostituita dalla mietitrebbia la quale esegue la trebbiatura contemporaneamente alla mietitura. Lo scopo della trebbiatrice era quello di sgranare il grano dalla paglia.

Le fasi della trebbiatura possono essere riassunte in:
-Battitura della fascina di grano;
-Separazione della paglia dalla granella tramite la ventilazione e scuotitura della paglia;
-Concia del grano:
-Raccolta del grano nel contenitore in legno posizionato nella parte anteriore bassa. (in questo caso il grano è raccolto in dei sacchi)
Dopo il lavoro si festeggiava nell'aia cenando tutti insieme intorno ai tavoli, ancora oggi durante queste "rievocazioni" a fine serata vengono serviti a tavola dai "contadini" e dalle loro donne alcuni dei piatti tradizionali legati alla cucina popolare a base di carne di oca ed anatra, allevate nelle aziende agricole in occasione di questi festeggiamenti.
Il tutto accompagnato da cantori con chitarra che improvvisano in "ottava rima" come usava allora. Cantare in "ottava rima" è una forma particolare di poesia improvvisata e cantata in strofe di otto versi, le origini di questo modo di cantare risalgono al XIV tra la zona della Toscana e il Lazio.
Negli anni 60 con lo sviluppo industriale della nazione, le proprietà non davano più un reddito adeguato alle famiglie, pertanto i contadini iniziarono ad abbandonare le terre ed a lavorare nelle fabbriche, solamente alcuni di loro continuarono ad occuparsi dei terreni nel tempo libero dal lavoro.
Attraverso questi festeggiamenti si rievoca il lavoro dei contadini del passato, quel mondo che rappresenta le nostre radici e la nostra storia, fatto di grandi sacrifici ma anche di grandi valori, di umiltà , di saggezza e di solidarietà.
Queste foto sono state scattate in occasione della Festa della Battitura sabato 4 luglio presso la Fattoria di Parugiano - Montemurlo - organizzata dal Gruppo Trekking Storia Camminata

...crepi...(il lupo)...

Dedicato a mio marito.  :)
foto web

sabato 4 luglio 2009

L'essenziale è invisibile agli occhi.

In quel momento apparve la volpe."Buon giorno", disse la volpe.
"Buon giorno", rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno."Sono qui", disse la voce, "sotto al melo…."
"Chi sei?" domandò il piccolo principe, " sei molto carino…"
"Sono la volpe", disse la volpe." Vieni a giocare con me", disse la volpe, "non sono addomesticata".
"Ah! scusa ", fece il piccolo principe. 
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse: "Che cosa vuol dire addomesticare?"
" Non sei di queste parti, tu", disse la volpe" che cosa cerchi?"
" Cerco gli uomini", disse il piccolo principe.
Disegno fatto da mia figlia.
" Che cosa vuol dire addomesticare?"
" Gli uomini" disse la volpe" hanno dei fucili e cacciano. E' molto noioso!Allevano anche delle galline. E' il loro solo interesse. Tu cerchi le galline?"
"No", disse il piccolo principe. " Cerco degli amici. Che cosa vuol dire addomesticare?"
" E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…"
" Creare dei legami?" 
" Certo", disse la volpe. 
" Tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma.se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo."
" Comincio a capire", disse il piccolo principe.
" C'è un fiore…. Credo che mi abbia addomesticato…"
" E' possibile", disse la volpe "capita di tutto sulla terra…"
" Oh! Non è sulla terra", disse il piccolo principe. 
La volpe sembrò perplessa:" Su un altro pianeta?"
" Sì" 
" Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?"
" No"
 " Questo mi interessa! E delle galline?"
" No"
" Non c'è niente di perfetto", sospirò la volpe.
Ma la volpe ritornò alla sua idea:" La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me .Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio per ciò. Ma se tu mi addomestichi la mia vita, sarà come illuminata. Conoscerò il rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi faranno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color d'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…" 
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:" Per favore …..addomesticami", disse.
" Volentieri", rispose il piccolo principe, " ma non ho molto tempo, però.Ho da scoprire degli amici e da conoscere molte cose".
" Non si conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe." gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"
" Che bisogna fare?" domandò il piccolo principe." Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe." In principio tu ti sederai un po' lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' più vicino…." 
Il piccolo principe ritornò l'indomani." Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe." Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità.Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti".
" Che cos'è un rito?" disse il piccolo principe.
" Anche questa è una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe." E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza".
Così il piccolo principe addomesticò la volpe.
E quando l'ora della partenza fu vicina:"Ah!" disse la volpe, "…Piangerò".
" La colpa è tua", disse il piccolo principe, "Io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…"
" E' vero", disse la volpe." Ma piangerai!" disse il piccolo principe. 
" E' certo", disse la volpe.
" Ma allora che ci guadagni?"
" Ci guadagno", disse la volpe, " il colore del grano".soggiunse:" Va a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo".
" Quando ritornerai a dirmi addio ti regalerò un segreto".
Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose."Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente" , disse." Nessuno vi ha addomesticato e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico e ne ho fatto per me unica al mondo".
E le rose erano a disagio." Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. " Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro, Perché è lei che ho riparato col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa" 
E ritornò dalla volpe." Addio", disse."Addio", disse la volpe. 
"Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi".
" L'essenziale è invisibile agli occhi", ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.
" E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante".
" E' il tempo che ho perduto per la mia rosa…" sussurrò il piccolo principe per ricordarselo." Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare.Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…" 
" Io sono responsabile della mia rosa…." Ripetè il piccolo principe per ricordarselo.
Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore.L'essenziale è invisibile agli occhi


Antoine de Saint-Exupery

giovedì 2 luglio 2009

L'uomo d'azione non è l'ignorante che si butta allo sbaraglio dimenticandosi, ma l'uomo che ritrova nella pratica le cose che sa.
Cesare Pavese

mercoledì 1 luglio 2009

Contemporaneo


"Contemporaneo è colui che tiene fisso lo sguardo sul suo tempo per percepirne non le luci, ma il buio. Contemporaneo è colui che riceve in pieno viso il fascio di tenebra che proviene dal suo tempo". (…) 
"Appartiene veramente al suo tempo, è veramente contemporaneo colui che non coincide perfettamente con esso né si adegua alle sue pretese, ed è per questo inattuale. Ma proprio grazie a questo scarto e questo anacronismo è in grado più degli altri di percepire e afferrare il suo tempo".

Giorgio Agamben

domenica 28 giugno 2009

Volete gradire?

Prego non fate complimenti.....Cheesecake o Torta della Nonna? In questo mondo virtuale abbiamo anche le torte virtuali....non ci facciamo mancare proprio niente....
Vi garantisco che l'odore che usciva dal forno ieri sera era caldo e invitante...quasi delirante....
Il sapore....mmhhh.....quello lo assaporerò tra un pò insieme ad amici, oggi siamo tutti in montagna, per fortuna si prospetta anche una bellissima giornata di sole....

Un pezzo di torta della nonna....la crema non è di quella istantanea, ma fatta con le mie manine....aromatizzata al limone.....

Cheesecake? E' la prima volta che la faccio ma ho già assaporato questa ricetta.....speriamo bene...
....volete anche un caffeino? :D

sabato 27 giugno 2009

Un bambino d'oro e di paura - Dedicato a Michael Jackson

In questi giorni ne ho sentite tante, troppe....come al solito quando uno se ne và, si ricorda di lui solo la parte migliore, l'articolo di Mina però mi è piaciuto....

"Se ne è andato un bambino. Che, probabilmente, non è mai stato veramente felice. Un bambino di cinquant’anni. Che non trovava pace nella continua ricerca di modificarsi per unificarsi a un modello che, forse, nemmeno lui aveva ben chiaro. Tante facce, troppe facce e nessuna definitiva, nessuna serena. Se ne è andato un bambino. E con lui se ne è andato il suo talento. Adesso, quelli della musica «dotta», sia classica che jazz, riusciranno a valutare il suo lavoro più serenamente.

Lo avevano soprannominato il re del pop. Termine vagamente derisorio se non dispregiativo col quale si usa definire la corrente musicale di carattere commerciale. Ma lui immagino che ne andasse fierissimo. Era esattamente quello che voleva. Arrivare diritto al cuore di tutti. E il bambino che se ne è andato, lì è arrivato e lì rimarrà. Nonostante la sua storia personale molto dura. Un padre violento che lo segnerà e atterrirà per sempre togliendogli dalla faccia e dal cuore anche il più piccolo segno di spensieratezza. Michael lo aveva dolorosamente svelato prima nella sua autobiografia Moonwalk, poi ne aveva parlato, fino ad arrivare alle lacrime, nell’intervista televisiva di Martin Bashir, nel 2003, dove raccontò che il padre, durante le prove o le sessioni di registrazione, ad ogni errore lo picchiava con la cintura o con qualsiasi altra cosa gli capitasse sotto tiro. Una notte, mentre lui dormiva, il padre piombò nella sua stanza da letto dalla finestra indossando una maschera terrorizzante e urlando a squarciagola. Da allora Michael soffrì di incubi e visse nel terrore che qualcuno lo rapisse.

Non c’è bisogno di scomodare Sigmund Freud per capire che da quel lungo trauma non è mai guarito. Le cifre della sua carriera sono fantasmagoriche, le più alte in assoluto sia come numero di spettatori che come numero di dollari percepiti. Eppure il bambino se ne è andato lasciando un mare di debiti. Un mare di chiacchiere. Un mare di delicati problemi legali. Un mare di parassiti. Un mare di enigmatica equivocità. Ma la musica, purtroppo o per fortuna, la musica non prende in considerazione alcuna piccolezza terrena, la musica rimane al di sopra delle teste dei suoi portatori, la musica svincola dalla storia umana. E il bambino che se ne è andato lascia dietro di sé l’oro della sua arte e il disegno animato delle sue sembianze fisiche."


Mina - La Stampa 27/06/09

domenica 21 giugno 2009

"Le note di Cecco" dedicato a Francesco Nuti

Venerdì sera presso il forum del centro Pecci di Prato si è svolto lo spettacolo "Le note di Cecco" organizzato in occasione della presentazione del libro "Francesco Nuti - La vera storia di un grande talento" scritto da Matteo Norcini. Durante l'evento, gli amici e colleghi che lo hanno accompagnato durante la carriera artistica hanno ripercorso le musiche e le colonne sonore dei suoi film.
Francesco Nuti ha sempre rappresentato per me qualcosa di più di un semplice attore, con i suoi film ho legato ricordi e storie di qualche mio decennio , e poi parte di quel bagaglio di personaggi pratesi di cui noi concittadini siamo orgogliosi e che teniamo gelosamente stretto insieme ai cantuccini alla mandorla.

A dire il vero ho pensato fino all'ultimo che questo evento fosse un qualcosa finalizzato maggiormente alla vendita del libro di Norcini, invece ho assistito ad uno spettacolo "fatto col cuore" proprio a nome di Francesco, dove gli amici e il fratello hanno saputo raccontare di lui con una certa spontaneità tipicamente locale, senza impostazioni di rito, coscienti del fatto di parlare in mezzo alla gente che gli ha voluto e gli vuole ancora bene. Giovanni Veronesi, (sceneggiatore e attore insieme al Nuti, adesso infine regista e per giunta pratese) era il presentatore "disinvolto" della serata, non appena ha iniziato a parlare ha creato subito quella atmosfera goliardica dove a ruota sono intervenuti gli altri personaggi della serata. Come primo ospite è intervenuto Ezio Greggio, dove tra gag e non poche battute ha parlato della sua carriera e di un incontro di qualche anno avuto personalmente con il Nuti quando già aveva problemi con la depressione. Giovanni Veronesi per l'occasione ha presentato suo fratello Sandro Veronesi, lo scrittore. Anche lui ha raccontato una serie di ricordi di gioventù che lo hanno legato al Nuti.
Edoardo Nesi, scrittore dell'"Età dell'Oro", pratese pure lui, ci ha raccontato delle sue collaborazioni col Nuti e di quando, un 5 luglio, dovette imbiancargli di neve P.zza S.Croce a Firenze durante la ripresa di un film.
Riccardo Mariotti, cugino di Francesco nonchè scrittore di "Sarà per te" una delle più belle canzoni cantata dal Nuti a San Remo e riproposta anche da Mina. Matteo Becucci, vincitore di quest'anno di X-Factor ha cantato "Giulia". Ecco Giovanni Nuti, il fratello maggiore di Francesco, persona altamente eclettica, dottore, pittore, poeta, cantautore, ma sopratutto l'ideatore di tutte le colonne sonore dei film di suo fratello Francesco. Vi è stato un attimo di commozione quando ha raccontato che proprio il giorno stesso aveva chiesto al fratello se in occasione della serata doveva dire qualcosa al pubblico da parte sua. Francesco -racconta sua fratello -in un primo momento era contrariato, poi, con l'aiuto di uno stumento computerizzato (poichè non parla molto bene) ha detto: "Devi dirgli questa cosa: "io sto bene... e voi andate in pace..."
Di seguito ha cantato con la propria chitarra varie canzoni tra cui "primo ottobre", "Lovelornman", poi si sono uniti anche altri musicisti che hanno accompagnato Francesco durante la sua carriera. Per ultimo Alessandro Haber, attore con Nuti in "Willy Signori e vengo da lontano", racconta insieme a Veronesi una gaffe divertente fatta proprio la scorsa settimana al ritiro di un premio alla carriera all'OstaFilmFest.


Tutti insieme nel gran finale col pubblico cantando "puppapperaaaaa"......

Estratto da Wikipedia:
Francesco Nuti da settembre 2006 dopo un grave ematoma cranico dovuto ad una caduta , due mesi di coma, ha iniziato una lungo cammino di recupero, dal febbraio di questo anno è tornato a casa dalla sua famiglia a Prato, suo fratello ha dichiarato che ha iniziato a scrivere un libro di poesie che s'intitola
Poesie raccolte. Intanto l'amico Giovanni Veronesi già collaboratore di molti suoi film, ha espresso la volontà di portare nelle scuole italiane i film di Francesco Nuti e di presentarli agli alunni con qualche personaggio importante: nel frattempo, la Cineteca Nazionale gli ha dedicato una retrospettiva alla Sala trevi di Roma.

lunedì 15 giugno 2009

Children see. Children Do.

Bronze Lion 2007 al festival internazionale della pubblicità di Cannes.
Questo video si commenta da solo....
Passo velocemente di qui con la paura di rimanere invischiata in qualcosa che non voglio fare o non voglio leggere.... no stasera no, e forse neanche domanisera.
Come mio solito fare, dopo qualche sera passata a fare le ore piccole davanti al computer, mi viene la nausea....devo dire "stop" e staccare un po' la spina....
Se non mi vedete molto a giro, pensatemi mentre stò leggendo un buon libro perchè è proprio quello di cui ho bisogno veramente...a presto...

venerdì 12 giugno 2009

Fine scuola...

E' arrivata la fine della scuola...che dire...sono nostalgica, ho voluto immortalare il grembiule che ci ha accompagnato per questi cinque anni.
Si chiude un bellissimo capitolo, se ne apre un altro.
Baci e abbracci con le maestre, un
po' di magone, qualche lacrimuccia e via si riparte.....

A tutti i bimbi le maestre hanno regalato un piccolo quaderno rivestino con la classica carta da pacchi color beige, sopra scritto a matita, il nome del bambino, la data di oggi e "un quaderno per i tuoi pensieri più belli"....dentro una poesia in prima pagina:


Se non puoi essere un pino sul monte, sii una saggina nella valle,


ma sii la migliore piccola saggina sulla sponda del ruscello.


Se non puoi essere un albero, sii un cespuglio.


Se non puoi essere una via maestra sii un sentiero.


Se non puoi essere il sole, sii una stella.


Sii sempre il meglio di ciò che sei.


Cerca di scoprire il disegno che sei chiamato ad essere,


poi mettiti a realizzarlo nella vita.

Martin Luther King

Baci e abbracci con le maestre, un
po' di magone, qualche lacrimuccia e via si riparte.....

martedì 9 giugno 2009

La fiducia di base - Umberto Galimberti

..."nell'educazione della prima infanzia vedo padri e madri che promuovono un'educazione fisica e un'educazione intellettuale, ma non un'educazione emotiva, che è poi l'educazione dei sentimenti, delle emozioni, degli entusiasmi, delle paure. Tutte queste cose il bambino se le organizza da come può e soprattuto con gli strumenti che non ha.

Tra una palestra e un corso di nuoto perché bisogna crescere con un bel corpo, tra una spiegazione ora sbrigativa, ora articolata, ora un po´ imbrogliata perché bisogna diventare intelligenti, quanto passa tra genitori e figli di quella comunicazione indiretta per cui si sente nella pancia, prima che nella testa, che del padre e della madre ci si può fidare, perché li si avverte al nostro fianco nei primi movimenti un po´ impacciati della vita? Cura del corpo, cura dell´intelligenza, ma quanta cura dell´anima?

Qui gli adulti annaspano un po´. E veicolano l´amore attraverso le cose che in abbondanza acquistano per soddisfare quei desideri infantili che vanno a occupare il vuoto di comunicazione che già manifesta i suoi primi segni nella svogliatezza, nell´indolenza, nella pigrizia, nella ribellione e, nei casi più gravi anche se meno eclatanti, nella rassegnazione depressiva.

Quel che si può avvertire in questo periodo, caratterizzato da sovrabbondanza di stimoli esterni e carenza di comunicazione sono i primi segnali di quell'indifferenza emotiva, oggi sempre più diffusa nei giovani, per effetto della quale non si ha risonanza emozionale di fronte ai fatti a cui si assiste o ai gesti che si compiono.

E tutto ciò perché? Perché manca un'educazione emotiva: dapprima in famiglia, dove i giovanissimi trascorrono il loro tempo in quella tranquilla solitudine con le chiavi di casa in tasca e la televisione come baby-sitter, e poi a scuola quando, sotto gli occhi molto spesso appannati dei loro professori, ascoltano parole inincidenti che fanno riferimento a una cultura troppo lontana da ciò che la televisione ha loro offerto come base di reazione emozionale.
E così la loro sensibilità fragile, introversa e indolente che la scuola si guarda bene di educare, tracolla in quell'inerzia a cui li aveva allenati l'apprendimento passivo davanti al video e oggi davanti a internet, con frequenti fughe nel sogno o nel mito, nella ricerca neppure troppo spasmodica di un'identità, di cui troppo presto si dubita di poter reperire la fisionomia per incapacità di rintracciare radici emotive proprie.
Il tutto condito da un acritico consumismo, reso possibile da una società opulenta, dove le cose sono a disposizione prima ancora che sorga quell'emozione desiderante, che quindi non è sollecitata a conquistarle, e perciò le consuma con disinteresse e snobismo in modo individualistico, dove il pieno delle cose sta al posto del vuoto delle relazioni mancate.

"L'ospite inquietante" - Umberto Galimberti